martedì 22 gennaio 2013

UNA PUBBLICITÀ PER TERRY


Nel 1934 Joseph M. Patterson, boss del Chicago Tribune-New York Syndicate, necessita di una nuova striscia d’avventura per i suoi quotidiani. Arriva in suo aiuto Milton Caniff, un giovane disegnatore che gli propone una serie incentrata su un avventuriero che si trova di fronte ai peggiori ceffi del pianeta, un ragazzino che lo accompagna, scenari esotici e belle donne. La proposta non ha ancora un titolo, che viene trovato da Patterson: "Terry e i pirati". Hanno così inizio le gesta del ragazzino chiamato Terry Lee e dell’aitante avventuriero Pat Ryan, nei mari della Cina alla ricerca di un tesoro
A loro presto si aggiungono il buffo cuoco cinese Gorge Webster “Connie” Confucius, la bomba bionda Dale Scott e molti altri. Con gli anni, il protagonista cresce e la serie – pur mantenendo il titolo – si sposta decisamente su tematiche belliche, con Terry che diventa sottotenente dell’aviazione statunitense. 
Nel 1950 il fumetto diventa anche una serie televisiva, attirando anche l'attenzione di uno sponsor, la bibita Canada Dry ("the best drink of all", dice la pubblicità), per cui vengono realizzati diversi manifesti con disegni dei personaggi e tre albetti a striscia, con tre mini avventure, regalati nelle confezioni da sei bottiglie. In questo posto trovate immagini della pubblicità, cover e striscia di apertura di uno degli albi.




mercoledì 16 gennaio 2013

FUMETTI IN 3D



La rivista per iPad Comx Dome (scaricabile GRATUITAMENTE in Applestore: Accedete allo store presente all'interno dell'applicazione "iBooks" e cercare il magazine per nome o nella categoria "Comics") ospita anche una mia rubrica dal titolo "Fumetti in 3D". In pratica si tratta di mie foto di "soldatini" (ma anche action figure, miniature, ecc.) di personaggi dei fumetti accompagnate da brevi testi. Se non l'avete ancora vista datele una sbirciatina…

lunedì 14 gennaio 2013

NOSTALGICI CAMPIONI


Panini Comics annuncia, per il mese di marzo, l'uscita in edicola di due paperback (nella collana Marvel Collection Special) dedicati ai Campioni, serie Marvel degli anni Settanta.
Primo gruppo del Marvel Universe ad avere sede a Los Angeles, i Campioni si dimostrano estremamente eterogenei. I componenti del gruppo sono infatti Uomo Ghiaccio e Angelo (fuoriusciti dagli X-Men), Ercole (divinità del pantheon greco), Vedova Nera (ex spia russa) e Ghost Rider (giustiziere soprannaturale), supereroi che non hanno nulla in comune. A loro in seguito si unisce Stella Nera, mutante russa. Il gruppo si regge economicamente grazie ai finanziamenti di Angelo, che utilizza la propria ricchezza per dargli una certa tranquillità. Anni dopo è lo stesso Uomo Ghiaccio a definire “imbarazzante” l’esperienza dei Campioni, aggiungendo: “lo sapete quanto è difficile trovare supercriminali a Los Angeles?” 
In effetti la serie è abbastanza infantile, eppure ricordata con nostalgia da chi (come il sottoscritto), la lesse in gioventù.



per le immagini ©Marvel

domenica 13 gennaio 2013

CAPITAN BUKOWSKI


 "Strano", ho pensato aprendo questo libro, "credevo che Bukowski non fosse tipo da scrivere diari". La risposta me la da lo stesso autore poche pagine più avanti: "trovo che chi tiene un diario e ci scrive i suoi pensieri sia una testa di cazzo. Io lo faccio soltanto perché qualcuno me lo ha proposto, quindi vedete che non sono nemmeno una testa di cazzo originale". Eccolo qui il vero Charles Bukowski: sboccato, irriverente, anarchico, ubriaco, incompatibile con gli uomini e col mondo. Ma anche ironico, sagace, "vero". Uno scrittore, non per fama, non per soldi (anche se quelli fanno comodo e possono spingere a tenere un diario), per se stesso. Un libro scritto nei due anni precedenti la morte, che torna di continuo come se l'autore ne sentisse l'alito sul collo, ma senza temerla, semplicemente consapevole di un appuntamento ineluttabile. Ma Il capitano è fuori a pranzo non è un libro sulla grande mietititrce, al contrario sulla vita, magari stupida, insignificante, dolorosa, contraddittoria ma pur sempre vita. E le immagini della vita di Bukowski si susseguono: le giornate alle corse dei cavalli, le notti davanti al computer, le odiate interviste, gli amati gatti, le sbronze, gli incidenti quotidiani. Le parole scorrono, "danzano", hanno un ritmo e sono affiancate dai disegni di Robert Crumb, col suo tratto fitto e sporco ideale illustratore dell'umanità grottesca di Bukowski. Il capitano ha salpato l'ancora definitivamente, ci ha lasciato però questo messaggio nella bottiglia, anzi lo ha lasciato per se stesso.       


IL CAPITANO È FUORI A PRANZO
Editore: Feltrinelli
Autore: Charles Bukowski
Illustrazioni: Robert Crumb
Prezzo: 6,50 euro

sabato 12 gennaio 2013

12 GENNAIO

“12 gennaio. Infila le mani in tasca. Lo stiamo disavvezzando dal turpiloquio. Ha fischiettato una canzonetta. Riesce a sostenere una conversazione.
Non riesco a trattenermi dall'affacciare alcune ipotesi. Al diavolo il ringiovanimento, almeno per ora. L'altro fatto è incomparabilmente più importante. La stupefacente scoperta del professor Preobrazenskij ha rivelato uno dei segreti del cervello umano. D'ora in poi la misteriosa funzione dell'ipofisi è chiarita. L'ipofisi condiziona la figura umana. I suoi ormoni si possono definire come i più importanti dell'organismo: gli ormoni della conformazione esterna. Si apre un nuovo capitolo nella scienza: senza ricorrere alla storia di Faust abbiamo creato l'homunculus. Il bisturi del chirurgo ha dato vita a una nuova entità umana. Il professore Preobrazenskij è un creatore.”

tratto da "Cuore di cane", del 1925, di Michail Bulgakov

venerdì 4 gennaio 2013

RICORDANDO DECIO CANZIO

Scompare oggi, all'età di 82 anni, Decio Canzio. Eccone una biografia.

Una casa editrice non è fatta solo di sceneggiatori e disegnatori, ma anche di redattori capaci, in grado di incanalare la creatività degli artisti entro progetti concreti, nonché di coordinare tutti gli aspetti della creazione di un fumetto. In molti casi sono i redattori, più che i fumettisti, a dare “l’impronta” alla casa editrice, definendone linea editoriale e caratteristiche di fondo. In casa Bonelli, uno dei redattori più affidabili e longevi, vero e proprio punto di riferimento per tutta la casa editrice, è Decio Canzio, che si è guadagnato il titolo di direttore generale della Sergio Bonelli Editore, ruolo che ricopre dagli anni Ottanta fino al dicembre del 2006.

Nato il 27 ottobre del 1930, Canzio lavora nel mondo dell’editoria a partire dagli anni Sessanta, ma è solo nel 1973 che comincia a occuparsi di fumetti. In quell’anno approda alla casa editrice Altamira, futura Sergio Bonelli Editore, per cui scrive alcuni episodi della serie Il Piccolo Ranger, disegnati da Francesco Gamba, Lina Buffolente, Erminio Ardigò e Franco Bignotti. Pur mantenendo intatto lo spirito western di questa serie, ideata da Andrea Lavezzolo, Canzio vi inserisce spunti avventurosi, horror e fantascientifici, puntando anche su una narrazione più agile.
Per l’editoriale Cepim (altro nome della Sergio Bonelli), cura la collana America, composta da quattordici libri di saggistica riccamente illustrati, pubblicati tra il 1972 e il 1977. Si occupa inoltre del ritorno in edicola di Akim, il tarzanide di Roberto Renzi e Augusto Pedrazza.

Dal 1976 dirige Un uomo un’avventura, prototipo di collana di fumetti d’autore, in cui ogni volume è autoconclusivo e affidato alle migliori penne e matite del tempo, tra cui lo stesso Canzio, che scrive i testi di “L’uomo del Nilo” e “L’uomo del Messico”, entrambi affidati alla perizia grafica di un Sergio Toppi in ottima forma. Quando occorre è pronto a correre in aiuto di Guido Nolitta, alias Sergio Bonelli, nello sceneggiare gli episodi di Zagor. La prima storia di questo personaggio da lui firmata è “Il cavaliere misterioso”, con disegni di Franco Donatelli e apparsa sul numero 139 della collana, a cui ne seguono altre quindici.

Nel frattempo, Canzio diviene una colonna portante della casa editrice, una sorta di super editor che supervisiona tutte le testate. Inoltre, tiene spesso i contatti con i collaboratori esterni, visiona le proposte di collaborazione degli aspiranti sceneggiatori e disegnatori, incoraggiando e direzionando sulla giusta strada i più promettenti. Tale attività nel 1985 lo porta a vincere il premio ANAFI (Associazione Nazionale Amici del Fumetto Italiano) “ per la lunga e coerente militanza come soggettista e come curatore di collane, e per la sua attività articolata in più direzioni, ciò che lo connota come un sagace, sensibile e autentico editor”.
Tra i mille compiti che svolge, di tanto in tanto ritorna a galla quello di sceneggiatore. A inizio anni Novanta deve infatti sostituire momentaneamente Claudio Nizzi nella scrittura delle storie di Tex, esordendo con “L’oro di Klaatu” (n. 401 del marzo 1994) per i bei disegni di Ferdinando Fusco e occupandosi di altre quattro storie.

Decio Canzio si ritira dall’attività nel 2006, ma il mondo del fumetto continua a provare per lui un grande affetto, a tal punto che nel 2008 Giorgio Albertini e Giampiero Casertano gli tributano un riconoscente omaggio chiamando Decio il protagonista di una loro graphic novel (edita da ReNoir), un legionario romano che si ritrova a combattere contro l’esercito di Annibale.

mercoledì 28 novembre 2012

IL RE DEGLI SCARABOCCHI


Non sempre le immagini devono essere accompagnate da parole, anche nel caso di narrazione. La narrazione muta è una tecnica fondata al medesimo tempo su istintività e profonda padronanza del mezzo. Si parla di disegni, ma il discorso è facilmente allargabile ad altri mezzi di espressione, come la fotografia e il cinema. Chiunque abbia provato almeno una volta l’esperienza di visionare, per esempio, un film in una lingua a lui sconosciuta e pur ne abbia tratto elementi comprensibili e, soprattutto, fortemente emotivi si sarà reso conto della potenza evocativa e narrativa delle immagini a prescindere dalla loro interazione con qualsiasi forma linguistica. Ciò vale ancor di più con le immagini disegnate, che talvolta travalicano la realtà e talvolta ancora la distillano attraverso occhi/mente/mano dell’autore fornendone una visione personalissima. Un solo, singolo disegno è in grado di raccontare moltissimo, senza ausilio di testo. Anche per questo motivo i cosiddetti sketchbook, o libri degli schizzi per dirla in italiano, possono rappresentare, ovviamente a seconda del loro autore, un’inesauribile fonte di spunti narrativi senza che vi sia proferita, pardon, scritta parola alcuna. Le immagini di Shaun Tan, artista australiano nato nel 1974, sono uno dei migliori esempi di quanto detto sopra. Nel volumetto “Il re degli uccelli e altre creature” sono raccolti almeno duecento suoi disegni nati nei modi e per i motivi più svariati, ma certamente non per la pubblicazione. Si tratta infatti di materiali molto differenti tra loro, che vanno da idee tracciate velocemente sulla carta a spunti per lavori da sviluppare, da bozze di progetti a scarabocchi tracciati durante viaggi in aereo, da intuizioni fulminee a studi per illustrazioni, da layout per fumetti a disegni dal vero. Una moltitudine di immagini che, tuttavia, non sono che una minuscola parte dell’enorme serbatoio di spunti visivi sfociati dalla fantasia dell’artista. Ma ciò che risulta maggiormente interessante è che ognuno di loro riesce a raccontare qualcosa, a suggerire un’idea che va oltre i tratti di cui è composto. Nel curioso schizzo di un uccellino meccanico che saltella allegramente c’è il seme di tutto un modo fatto di creature artificiali, l’incipit di un universo alternativo con regole differenti dalle nostre. L’immagine a matita di un palombaro, invece, richiama alla mente avventure da 20.000 leghe sotto i mari, sussurra misteri acquatici che non possono essere svelati tramite le parole. Il disegno di un padre che tiene per mano il figlio suggerisce un’intimità difficilmente spiegabile a voce. Le immagini raccontano, parlano, gridano, talvolta persino suonano, accompagnate da musiche silenziose. Inoltre, i messaggi che inviano possono essere differenti a seconda di chi li riceve: il lettore, o in questo caso l’osservatore. Poiché la parte finale del messaggio è lasciata al ricevente, dipendono anche dalla sua sensibilità, dalla sua cultura, dal suo background emotivo l’entità e i contenuti di quegli stessi messaggi. Shaun Tan lancia dei segnali, anche involontari, abbozza dei mondi, comincia delle storie, ma tutto ciò che disegna deve trovare compimento ultimo nella testa di chi guarda. Perché, secondo le parole dello stesso Taun, “nei bozzetti c’è anche una meravigliosa, innata vaghezza” e “un bozzetto è buono quando riesce a essere sia chiaro che ambiguo.” 
Restando sull’autore, è evidente una sua propensione al fantastico, nonché una predilezione per i soggetti animali. Una “fascinazione per mondi e creature immaginarie”, scrive in una delle brevi introduzioni ai capitoli. Le due passioni si fondono dando vita a bizzarri esseri, come dei graziosissimi gatti lucertola, estremamente comunicativi. La creazione di nuovi esseri, porta con sé l’obbligo di strutturare interi nuovi mondi in cui farli muovere. Mondi di cui si intravedono scampoli, squarci di paesaggi, pezzi di città, persino alfabeti inventati. Lo sketchbook è una via di mezzo tra la tavolozza di un pittore e la creta di un demiurgo al lavoro su una nuova creazione con la “c” maiuscola. 

Shaun Tan, Il re degli uccelli, Elliot, pp. 128, euro 16,00





martedì 27 novembre 2012

PERICOLO GIALLO!


Commando è una delle più longeve riviste inglesi dedicate ai fumetti di guerra, con oltre 4.500 numeri al proprio attivo. Oltre alla pubblicazione settimanale del magazine, di piccolo formato e con una storia completa in 64 pagine, il suo editore ha recentemente dato vita a delle raccolte tematiche, volumetti brossurati contenenti ognuno tre fumetti incentrati su temi o eserciti particolari. Tra loro vi è anche “Banzai!”, che come lascia intuire il titolo è dedicato a tre avventure che vedono eroici soldati britannici scontrarsi con l’esercito imperiale giapponese. Unico difetto del volume è proprio questo, la smaccata partigianeria per le forze inglesi a discapito di quelle nipponiche, dipinte il più delle volte come arroganti e poco capaci, se non peggio. Da un lato la scelta è comprensibile, dato che la storia (con la esse maiuscola) è scritta dai vincitori e che la pubblicazione è inglese, ma alla lunga le trame rischiano di diventare ripetitive e l’immagine degli avversari stereotipata. Comunque sia, i fumetti sono come sempre di buona qualità, accurati nella riproduzione di dettagli bellici (dalle divise alle armi fino ai mezzi) e rinvigoriti dall’attenzione al lato umano, anche se sotto i riflettori vi sono sempre militari inglesi. Si tratta, insomma, di una buona lettura per gli amanti del genere, attualmente non molto popolare in Italia (mentre lo era fino a una ventina di anni fa) ma che ancora riscuote ottimi consensi tra i lettori anglosassoni. Il basso prezzo di copertina fa il resto, assicurando a Commando e ai suoi volumi un roseo futuro tra i fischi delle pallottole e le ardite azioni dei suoi personaggi, sempre diversi eppure sempre uguali a se stessi. 

LA SCHEDA 
Titolo: Commando: Banzai! 
Autori: AA.VV. 
Editore: Carlton Books Limited 
Numero pagine: 208 
Prezzo: 4,99 sterline

domenica 18 novembre 2012

FATE E ALTRE CREATURE FANTASTICHE


Il giovane Tristan è innamorato della bella Victoria, e pur di conquistarla promette di portarle una stella cadente. Per questo si avventura nel regno delle fate che sta aldilà del "muro", cominciando un lungo viaggio che sarà prodigo di incontri, pericoli, magie. Neil Gaiman conferma le sua eccezionali doti di narratore del fantastico. In Stardust, in fondo, non troverete nulla di nuovo, ma tante situazioni e figure classiche della letteratura faerie: streghe, alberi parlanti, intrighi di palazzo, vascelli volanti, uomini trasformati in animali, unicorni, incantesimi e molto altro ancora… Tuttavia Gaiman mescola il tutto con grande sapienza, creando un affresco fantastico che diventa quasi un compendio del genere. La storia parte, di divide in tanti rivoli con differenti protagonisiti e in seguito, magicamente, torna a ricomporsi come pezzi di un puzzle, per un happy end non privo di malinconia. E se le parole non vi incantano abbastanza, vi sono le splendide illustrazioni di Charles Vess (solo nell'edizione di lusso, però), che di reami incantati più volte nel corso della sua carriera ha dimostrato di essere un eccellente pittore. Un libro da leggere e poi custodire gelosamente, magari per riprenderlo in mano in una sera d'inverno davanti al fuoco di un camino.

Neil Gaiman & Charles Vess, Stardust, Planete DeAgostini, euro 20,00

venerdì 16 novembre 2012

DI MADONNE E CROCIFISSI


Ieri sera giacevo "imbalsamato" in un letto di ospedale in attesa di radiografie che dicessero se mi ero rotto la spina dorsale. Non temete, non vi annoierò con questioni di salute personale, ma da tale posizione, e non potendo muovermi, avevo una visibilità molto limitata. In pratica vedevo solo una scritta a mano che diceva "W.C.", su foglio A4 strappato e scocciato, e una bella immagine in stile bizantino di Madonna col bambino (molto simile a quella in questo post). Nessuno crocifisso. Personalmente delle diatribe che ogni tanto imperversano sui media sull'opportunità di collocare crocifissi in scuole, ospedali e luoghi pubblici non me ne è mai fregato nulla. Sono ateo ma non mi da alcun fastidio se un credente desidera avere un'immagina sacra a portata di vista (e questo vale anche per simboli di religioni non cristiane). Tuttavia, il crocifisso con Gesù inchiodato mi ha sempre un po' infastidito. In fondo si tratta di un uomo (o un dio, non fa differenza) torturato e sulla via della morte, porlo in un'aula piena di bambini o in una stanza d'ospedale con gente che soffre non mi pare molto indicato. Quella immagine della Madonna, invece, ispirava una grande serenità, trasudava amore materno, ed era esteticamente piacevole. Chissà, forse sono solo fissazioni di uno scribacchino che per vivere si occupa di immagini, ma se un giorno dovessi morire (ieri l'ho scampata) con un'immagine davanti preferirei di gran lunga quella della Madonna col bambino.  

domenica 11 novembre 2012

IL "SOGNO" AMERICANO


New York di inizio secolo, un sogno per molti immigrati provenienti da tutto il mondo alla ricerca di una vita migliore. Charyn e Munoz mostrano l'altra faccia di questo sogno, i quartieri etnici, la povertà, la prostituzione, un mondo dove è difficile sopravvivere e il "sogno" premia solo i più forti i più duri, i più spietati, mentre, per dirla come il protagonista, è inutile cercare Dio, “non lo troveresti, ha traslocato dai democratici. È troppo occupato a contare i soldi per lanciare fulmini”. Si è fatto un po' cinico insomma Stefan Wilde, conosciuto anche come lo Tsarèvitch poiché bada allo stabile chiamato Panna Maria, nel West Side, un palazzo abitato solo da polacchi che al quinto piano ospita un bordello. Un microcosmo con le proprie regole. Ma anche a Stefan può capitare di sognare e di scordare le ferree leggi della realtà, quando si innamora della bella Kitty, figlia del leader del partito repubblicano. Nulla di più sbagliato, neanche nel "sogno" americano c'è spazio per un matrimonio tra un portinaio e una principessa, così il piccolo protagonista ripiomba nel mondo reale a suon di botte. Attraverso la storia minimalista di Stefan viene narrato uno spezzone di storia degli Stati Uniti, dalle finestre del Panna Maria possiamo osservare un pezzo di New York, seguendo il cuore di Stefan siamo partecipi di un piccolo dramma. E sono i dialoghi stringati ed essenziali di Charyn e i sapienti bianchi e neri di Muñoz a visualizzare questa storia recitata da una manciata di personaggi carichi di umanità, con i volti solcati dalle rughe e gli sguardi rivelatori. Delle belle tavole ordinate, immerse in un'atmosfera triste in cui il "sogno" lascia a poco a poco spazio alla realtà che tuttavia, se ci si accontenta, può essere meno sgradevole di quanto ci si aspettava, mentre in un vignetta c'è anche spazio per citare Yellow Kid.

Jerome Charyn/José Muñoz - Panna Maria - Hazard Edizioni - euro 10,30

domenica 4 novembre 2012

4 NOVEMBRE

“Il fruscio delle carte da gioco, il muoversi delle mani, il murmure monotono del cronofono nel soffitto della Caserma del fuoco «… una e trentacinque, mattino, martedì, 4 novembre… una e trentasei… una e trentasette, mattino…» Il lieve battito delle carte sul piano sudicio del tavolo, tutti i rumori raggiungevano Montag dietro i suoi occhi chiusi, dietro la barriera che aveva eretto momentaneamente. Poteva sentire la Caserma del fuoco piena di scintillii, di luminosità e di silenzio, di colori bronzei, i colori delle monete, dell'oro, dell'argento. Gli Uomini invisibili dall'altra parte della tavola stavano sospirando sulle loro carte, in attesa di «… una e quarantacinque…» e la voce del cronofono si rattristava sulla fredda ora di un freddo mattino di un ancor più gelido anno.”

tratto da "Fahrenheit 451" (1953), di Ray Bradbury

sabato 3 novembre 2012

UN MONDO DI GHIACCIO



"Whiteout" in un certo senso rappresenta un balzo indietro nel tempo, alla riscoperta del fumetto avventuroso e poliziesco americano, delle tavole in bianco e nero, del disegno classico arricchito da pochi retini, dell'avventura solida e realistica. Di fronte al marasma dei supereroi belli e brutti che imperversano nel comicdom statunitense, questo è già di per sé un elemento positivo. Comunque sia, "Whiteout" è un buon fumetto, con una bella storia, dei buoni personaggi femminili (senza il bisogno di essere appariscenti) e un disegno che non fa gridare al miracolo, ma valido e funzionale. Ambientato nel claustrofobico mondo dell'Antartide, dove tutti sono prigionieri del gelo e di un bianco accecante, mette in scena la misteriosa morte di un uomo e le conseguenti indagini dell'agente federale Carrie Stetko. Ed è proprio questo personaggio a rappresentare il miglior pregio del volume. "Punita" con la relegazione nella "ghiacciaia" (così viene chiamata l'Antartide), Carrie è un character ricco e sfaccetto, con un peso sulla coscienza e un duro lavoro da svolgere. lo svolgerà fino in fondo, mettendo insieme un indizio alla volta fino all'individuazione del colpevole.
   

Greg Rucka e Steve Lieber, Whiteout, BD, euro 12,00  

venerdì 2 novembre 2012

VITE MAGICHE



Come tutte le definizioni, anche quella di "romanzo a fumetti" quando abusata rischia di perdere di contenuti, divenendo una frase vuota da lancio pubblicitario. Non è però così per Giara di stolti, che tale sottotitolo può esporlo senza timore di presunzione. Jason Lutes imbastisce una storia narrata con sapienza e disegnata entro la gabbia rigida di una tavola a quattro strisce: nessuna splash page, nessuno scontorno, nessuna vignetta che "esplode", solo una sequenza di rettangoli all'interno dei quali scorre con un ritmo uniforme, ma mai noioso, la vicenda di Ernie e della piccola umanità con cui condivide pezzi della propria vita. Ernie è un mago fallito, perché "questo non è più un mondo per i maghi", spiega il suo mentore destinato a una casa di riposo per anziani. Deve quindi mettere insieme i brandelli di un passato doloroso e di un presente miserevole, per cercare di costruirsi un futuro migliore. E intorno a lui altre persone, per cui la vita è una lotta quotidiana, piena di privazioni talvolta alleviate da una piccola magia, un trucchetto da maghi. Girando la prima pagina di questo volume entriamo nella vita di un uomo, girandone l'ultima ne usciamo un po' a malincuore, comprendendo che prima e dopo quel breve tragitto condiviso vi sono milioni di eventi grandi e piccoli che devono ancora essere vissuti, e narrati.
   

Jason Lutes, Giara di stolti, Black Velvet, 10,00 euro