Miele fa la sua prima apparizione sulla rivista francese l’Echo des Savanes nel 1986, grazie alla storia Il profumo dell’invisibile, nata dopo la lettura del romanzo L’uomo invisibile di Herbert George Wells. Sessanta tavole di cui Miele è l’indiscussa protagonista e dalle quali emerge, completamente svelata all’occhio del lettore, tutta la sua sensuale femminilità. “Miele è un’idealizzazione, è la donna perfetta, sublimata”, spiega lo stesso Milo Manara, che per disegnarla utilizza quale inconsapevole modella Kim Basinger, a quel tempo elevata a ruolo di sexy icona hollywoodiana grazie al film 9 settimane e ½. Miele è anche la perfetta rappresentante della “donnina manariana” riassumendo in sé i canoni estetici presenti nella stragrande maggioranza delle ragazze disegnate dall’artista. Corportaura slanciata, gambe lunghe, seno prosperoso (ma non eccessivo), fondoschiena dalla morbida rotondità. A tutto ciò si aggiungono lunghi capelli biondi, occhi grandi e ammiccanti, labbra carnose e un naso appenna accennato. Una ballezza evidente, insomma, ma mai volgare, al contrario elegante nelle proporzioni come nelle movenze. Ma non si pensi a Miele come al classico stereotipo della ragazza bella e ochetta, o addirittura come all’indifesa fanciulla in attesa del principe azzurro. Tutto sommato, Miele si comporta fin troppo da maschiaccio, cavalca una rombante motocicletta, non esita a fare a botte, spesso veste in modo poco femminile: t-shirt e calzoncini, magari con un berrettino da marinaio (omaggio a Corto Maltese?). Eppure è un concentrato di femminilità, un’incantevole visione, un sogno proibito.
DOLCE COME IL MIELE
Ne Il profumo dell’Invisibile Miele è una sorta di segretaria tuttofare di Beatrice, famosa ballerina classica. Il rapporto tra le due è abbastanza conflittuale e forse anche per questo motivo passano poco tempo assieme, per lo più punzecchiandosi a vicenda. Ma la vera distrazione per Miele è rappresentata da uno strano scienziato che ha inventato il modo per divenire invisibile. Poiché lo scopre involontariamente ed è l’unica a conoscerne il segreto, l’uomo comincia a seguirla e intavola con lei alcune conversazioni. È proprio durante tali incontri che vengono svelati molti dettagli sulla ragazza. Innanzitutto, l’uomo le domanda perché la chiamano Miele e, senza alcuna esitazione o pudore, lei risponde: “perché ce l’ho dolcissima. Almeno, così dicono.” Miele non sembra mai in imbarazzo, neanche quando si ritrova mezza nuda tra un vasto pubblico. Non si vergogna del proprio corpo e ha una visione scanzonata del sesso, che pratica senza inibizioni e usa come strumento per mettere in difficoltà l’uomo. È conscia che la sua bellezza e la sua sessualità attirano gli sguardi altrui, ed è pronta a utilizzare tale fatto a proprio vantaggio. È insomma lontanissima dall’idea di “donna oggetto”, al contrario è estremamente indipendente e intelligente, una figlia dei propri tempi.
OLTRE L’INVISIBILE
Il profumo dell’invisibile ha un sequel, dal medesimo titolo ma seguito dal numero 2, nel quale Miele non appare. Questa volta, infatti, la protagonista è Bruna, ragazza altrettanto bella ma assai più perfida. Miele, però, non scompare dalla scena fumettistica. E come potrebbe? Dopotutto si tratta di una delle “donnine” più riuscite di Manara. Ricompare in sei racconti brevi dal titolo Miele I, Miele II, Miele III, Miele IV, Miele V e Miele VI (noti anche come Candid Camera), nei quali continua a lavorare nel mondo dello spettacolo, ma questa volta come giornalista e comparsa. È infatti al soldo di una piccola troupe televisiva intenta a realizzare delle candid camera, con una particolare propensione per quelle imbarazzanti. Durante una di queste, la troupe pone domande indiscrete o fa offerte provocatorie a passanti inconsapevoli, con l’intenzione di delineare i confini del comune senso del pudore e comprendere se quest’ultimo sia radicato nell’animo umano o derivi da imposizioni sociali e religiose. Così vengono avvicinate diverse donne a cui viene proposta una somma di denaro in cambio di uno spogliarello pubblico. Poiché nessuna delle interpellate accetta, per non fare fallire il servizio è proprio Miele a fingersi una passante e a sfilarsi, senza titubanza alcuna, le mutandine. Un gesto col quale ancora una volta dimostra prontezza d’animo e mancaza d’inibizioni.
Icona femminile di Manara, Miele fa qualche cameo in altri fumetti dell’artista, come Il gioco 2, nel quale si trova in uno studio televisivo e dà nuovamente spiegazione del proprio originale nome. Inoltre, appare in svariate illustrazioni, quale incantevole pin-up dalle forme dolci come il suo nome.


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