martedì 18 gennaio 2011

I MIEI PEANUTS


Il legame che si crea tra un lettore e i suoi fumetti preferiti ha spesso dei risvolti del tutto personali, dovuti alle modalità del loro primo “incontro”, alle sensazioni provate durante le letture inziali, e a tantissimi fattori legati all'età, all'umore, ecc. ecc. Per esempio, difficilmente un adulto che legge dei fumetti supereroici vi si affezionerà quanto un coetaneo che li ha invece scoperti durante l'infanzia, quando la sospensione d'incredulità era decisamente maggiore, come il fascino esercitato su di lui da costumi sgargianti, esseri volanti e mondi incredibili. Certamente un buon fumetto resta sempre un buon fumetto, ma il modo in cui ci coinvolge e l'affetto che nutriamo per lui varierà molto da individuo a individuo, così come i ricordi che porta alla memoria. Per me i Peanuts sono strettamente connessi alla neve e a una tazza di té caldo, un momento di rilassante lettura dopo una giornata in mezzo al freddo a fare a palle di neve. Questo semplicemente perchè li scopersi ormai tanti anni fa (ahimé) sugli Almanacchi di Linus, che uscivano proprio in inverno. L'umorismo rarefatto di Schulz, le tematiche quotidiane in cui riconoscersi (all'epoca ero poco più grande dei personaggi), il disegno semplice ma finito, preciso, trovarono immediatamente un posto nel mio cuore e nella mia memoria. La stessa cosa è accaduta a milioni di persone nel mondo, molto probabilmente per un solo motivo, la straordinaria capacità di Schulz di comunicare cose semplici in modo semplice. In quel teatrino che sono i Peanuts, in cui ogni piccolo attore interpreta la propria parte in modo sapiente, ognuno di noi può trovare una o più controparti di carta, riconoscendo nei loro piccoli grandi problemi, così come nelle loro emozioni, sé stesso e il proprio mondo. La risata, o meglio il sorriso (talvolta anche amaro), che ogni striscia dei Peanuts strappa a lettori di ogni angolo del globo non è dovuta solamente a una situazione comica, ma anche e soprattutto al fatto che molte di quelle situazioni le abbiamo vissute anche noi. Per dirla con le parole di Oreste del Buono, “tutti noi abbiamo trovato un angolino, un sussurro, un pezzetto della nostra vita nel mondo dei Peanuts. Tutti noi ci siamo riconosciuti nei loro tic, le frustrazioni, le nevrosi, le piccole felicità di quell'universo non puerile senza adulti.”

UN UOMO TRANQUILLO
Charles Monroe Schulz nasce a Minneapolis, Minnesota, il 26 novembre del 1922. Ha solo due giorni di vita quando acquisisce il soprannome (affibbiatogli da uno zio) che gli resterà appiccicato per tutta la vita e che, agli inizi della sua carriera di fumettista, userà anche come nome d'arte: Sparky. Si tratta del nome di un cavallo, Sparky (“scintillante”) appunto, che appariva nella striscia del 1919 Barney Google and Snuffy Smith, di Billy de Beck e molto popolare all'epoca. A quanto pare il legame di Schulz col mondo delle strip è scritto nelle stelle. Già da ragazzo ama disegnare e nel 1937 un suo ritratto del cane Spike viene pubblicato nel Believe it or not, popolare rubrica disegnata dell'epoca. I genitori decidono quindi di iscriverlo a un corso per corrispondenza di una scuola d'arte. L'ombra della Seconda Guerra Mondiale si staglia però all'orizzonte e nel 1945, arruolato, Schulz viene inviato in Francia con la 20° divisione corazzata. Tornato a casa, ritenta di portare a compimento le proprie aspirazioni di fumettista. Riesce a pubblicare una tavola, in realtà una raccolta di vignette, dal titolo Just Keep Laughing sull'albo cattolico Timeless Topix, a cui segue, nel 1947 la serie Li'l Folks ospitata per due anni sul supplemento domenicale per le donne di Pioneer Press, giornale di St. Paul. Li'l Folks è un vero e proprio banco di prova per i Peanuts. I personaggi, il disegno, l'umorismo, sono ancora a uno stadio germinale, ma sono i medesimi che emergeranno nei Peanuts. La serie si compone di tavole in cui sono contenute tre/quattro vignette autonome, anche se generalmente incentrate sugli stessi personaggi. L'universo di Li'l Folks è tutto infantile, vi compaiono anche un bambino di nome Charlie Brown e un cane uguale al primo Snoopy. Il salto di qualità al mondo delle strisce sindacate avviene nel 1950, quando Schulz si propone allo United Feature Syndacate e il 2 ottobre nasce la prima striscia dei Peanuts.

ARRIVANO I PEANUTS
All'inizio lo United impone a Schulz diverse condizioni. Innanzitutto il cambio di titolo. Sparky infatti, vorrebbe intitolare la serie Good Ol' Charlie Brown, ma il sindacato preferisce un titolo che dia un valore corale, opta quindi per Peanuts. Inoltre, ogni striscia deve obbligatoriamentre essere composta da quattro vignette di uguali dimensioni, questo perché all'occorrenza possono essere impaginate in verticale (su una colonna di giornale) o a coppie di due a formare una sorta di quadrato. Al contrario è molto più libera la composizione delle tavole domenicali a colori, destinata a divenire rigida nel futuro, quando i giornali chiederanno che sia costruita in modo da poter essere “tagliata” in alcune sue parti, per esempio eliminando la striscia in alto che deve contenere solo il logo e una vignetta sacrificabile. Comunque sia, il piccolo universo di Charlie e Company ha il suo Big Bang e comincia a espandersi creando nuove forme di vita e facendo evolvere le esistenti. I personaggi inizialmente appena abbozzati divengono sempre più definiti e, anno dopo anno, il cast si allarga. Il fulcro delle vicende dei Peanuts è inizialmente Charlie Brown, un ragazzino perennemente triste per svariati motivi: ama il baseball ma la squadra di cui è capitano non vince una partita, cerca di dare un calcio a una palla da football ma la perfida Lucy gliela sfila ogni volta da sotto i piedi facendolo cascare, ecc. Il suo cruccio maggiore però è la ragazzina dai capelli rossi di cui è innamorato ma a cui non ha il coraggio di dichiararsi. Osservando la vita di Charles e quella di Sparky viene da chiedersi se non siano uno la proiezione dell'altro. Certo in Charlie Brown Schulz mette una parte di se stesso. La ragazzina dai capelli rossi esiste realmente: si chiama Donna Wold e rifiuta una proposta di matrimonio del giovanissimo Sparky che, quindi, ben conosce il sapore della delusione e dell'amore non corrisposto che il suo alter ego di carta teme di provare. I due hanno anche altri dettagli in comune, per esempio il padre barbiere. La malinconia, spesso la tristezza che pervadono Charlie Brown, perennemente impegnato in una difficile lotta con la vita, appartengono anche a Sparky, oltre che per le delusioni amorose (ma Sparky poi si sposa due volte) per altri dolori che vengono talvolta dispensati agli uomini, come la perdita della madre a soli ventitrè anni. Tuttavia, Charlie Brown non è Schulz, forse una parte di esso, ma solo una parte.

UN BRACCHETTO FORMIDABILE
Snoopy, forse il cane più famoso del mondo, non è sempre stato come lo conosciamo. Inizialmente era un semplice quattrozampe, intento alle occupazioni di tutti i suoi simili. Sparky lo crea in ricordo del suo cane, Spike (quello ritratto su Believe it or not), e a sottolineare un amore per questi straordinari animali destinato a durare per tutta la vita. Dice lo stesso Schulz: “Fin dalla mia prima infanzia la nostra famiglia ha sempre avuto almeno un cane; il primo fu una femmina di Boston bull di nome Snooky, che purtroppo quando aveva nove anni venne investita di notte da un taxi. Pregai perché si salvasse, ma non ce la fece: fu un periodo molto triste per me. Poi prendemmo un altro cane che chiamammo Spike, e che mi sarebbe in parte servito come modello per Snoopy, soprattutto per quanto riguarda l'aspetto esteriore. Spike a dire il vero non era proprio un beagle. Ma in realtà nemmeno Snoopy all'inizio lo era: credo che ci vollero quasi dieci anni perché fosse identificato come un beagle.” L'affetto per i cani, in casa sua ne passano diversi, aumenta con gli anni, tanto che ogni sera, finito il lavoro, Schulz lascia lo studio per tornare a casa dicendo alle sue segretarie: “Bene, io vado a casa. Devo dedicare il resto della giornata a fare felice il mio cane.” E la frase viene utilizzata anche da Charlie Brown, che in una striscia dichiara: “Ho capito che probabilmente io non raggiungerò mai grandi obiettivi. Non sarò mai uno studente modello, non diventerò mai un bravo atleta, in definitiva non credo che sarò mai un granché come essere umano. Per cui ho preso una decisione. Ho deciso che passerò il resto della mia vita a cercare di far felice il mio cane.” Il fortunato è proprio Snoopy, che all'interno dei Peanuts rappresenta l'unico elemento fantastico. La combriccola di bambini è infatti un microcosmo che ripropone in scala minore quello degli adulti (che non appaiono mai), quindi con i piedi ben saldi per terra e spesso afflitto da problemi e delusioni. Snoopy, invece, sembra non conoscere limiti e ostacoli. Quell'incredibile bracchetto fa ciò che vuole e, soprattutto, è chi vuole. Asso aereo della Prima Guerra Mondiale, soldato della legione straniera, grande scrittore, campione di tennis, bulletto di periferia. Affronta il Barone Rosso pilotando la sua cuccia come un Sopwith Camel, usa la ciotola come slittino sul ghiaccio, ha una fitta corrispondenza con case editrici, dialoga con Woodstock, un uccellino che gli fa da segretario e da compagno di scorribande. Snoopy racchiude in sé ciò che Charlie Brown non può esternare: le ambizioni, la gioia di vivere, il sogno, le follie. Sarà forse anche per questo che è tanto amato e uno dei personaggi più immortalati nel merchandising, merito anche della sua camaleontica personalità. La sua popolarità è tale che nel 1968 viene scelto dagli U.s.a. come testimonial del programma spaziale. Scelta giustissima, poiché è stato anche sulla Luna, come dice in una sua striscia: “Sono il primo bracchetto sulla Luna! Ho battuto i russi… Ho battuto tutti… Ho battutto anche quello stupido gatto dei vicini!”

IL MERCHANDISING E IL DISEGNO
Visto che si è toccato il tasto merchandising, bisogna sottolineare che quello dei Peanuts è probabilmente il più vasto della storia del fumetto. Alcuni autori non amano che i loro personaggi siano utilizzati per vendere oggetti. È il caso, per esempio, di Bill Watterson che si è sempre opposto a che i suoi Calvin e Hobbes diventassero gadget, temendo che ne venissero snaturati. Non accade certo con Schulz, che al contrario ha ampiamente beneficiato non solo dei profitti, ma anche della ulteriore spinta di popolarità che milioni di oggetti diffusi in tutto il mondo hanno dato ai suoi Peanuts. E ne hanno beneficiato anche i lettori, che possono godere di ogni tipo di gadget – dalla cancelleria ai pupazzi, dalle macchinine agli abiti. Non che Schulz non sia geloso dei propri characters, a parte qualche piccola eccezione ne è infatti sempre stato l'unico artefice. Interamente scritte, disegnate e inchiostrate da lui sono sia le strisce quotidiane che le tavole domenicali dei Peanuts. Per realizzare le sei strisce settimanali necessita di tre giorni, mentre la domenicale ne richiede uno intero. Il timore di non riuscire a trovare le idee giuste e di non poter rispettare le rigide consegne, lo spinge però a realizzare parecchie strisce di scorta che tiene in un cassetto per ogni eventualità. Non disegna subito tutta la striscia, ma prima elabora i dialoghi, con un lettering veloce, e solo se la gag funziona disegna tutto il resto. Usa poco la matita, anzi cerca di usarla il meno possibile, preferendo passare direttamente a china, soprattutto i volti dei personaggi che in questo modo risultano maggiormente spontanei. Grazie alla sua velocità di esecuzione, e a un disegno semplice e sobrio, non ha quindi mai avuto bisogno di assistenti. Qualche storia, non apparsa su quotidiani, è stata però disegnata da anonimi artisti. Negli anni Cinquanta infatti i Peanuts appaiono su alcuni comic book come Tip Top Comics e United Comics, dello United Feature Syndacate, in cui sono ospitati alcuni brevi fumetti che non sono frutto della fantasia di Sparky. Tra la fine degli anni Cinquanta e l'inizio degli anni sessanta è la Dell Comics a pubblicare un comic book dal titolo Peanuts di cui Schulz realizza solo le cover. Piccole parentesi in anni in cui Sparky non ha ancora raggiunto il successo internazionale e, probabilmente, deve accettare qualche compromesso. Però quando, ormai vecchio e malato, decide di interrompere la serie, non vuole che sia continuata da altri. Ironia della sorte, l'ultima tavola domenicale esce sui giornali la mattina del 13 febbraio 2000, Charles Schulz si spegne nel suo letto la sera stessa, a 77 anni di età. Il destino di Charlie Brown e quello di Sparky paiono legati sino alla fine, anche nell'atto dell'estremo addio.
Ho talvolta sentito ripetere, anche da professionisti del settore, che ormai, dopo decenni, le strisce dei Peanuts erano vecchie, ripetitive, usurate dal tempo e dall'utilizzo delle medesime gag. Mai stato così in disaccordo. Quelle strisce (oltre ventimila!) erano certamente sempre simili a se stesse, dichiaratamente e sin dall'inizio, ma non si cambia ciò che è perfettamente imperfetto. Le piccole gioie della vita sono sempre le medesime, mi rifiuterei di alzarmi la mattina se non fossi certo che quel giorno, come tutti i giorni, il sole è sorto e una calda tazza di cappuccino è in attesa di essere consumata. Così come ogni mattina i lettori di 2500 quotidiani aspettavano la loro striscia dei Peanuts, sempre differente e sempre uguale a se stessa. Come diceva lo stesso Schulz, “un cartoonist è qualcuno che deve disegnare la stessa cosa ogni giorno senza mai ripetersi.” Niente di più vero, caro Sparky.

2 commenti:

Debris ha detto...

Ok ho capito..mi ritiro su un ramo ^__^

Ieri parlavo con una persona che stà acquistando la collana dedicata ai penauts...era veramente contento...

Personalmente io sono un "quieto ammiratore dei Penauts"...Ovvero, mi spiazzano.

soproblEMY ha detto...

come ti capisco, anch'io ho un'insana passione per i Peanuts!!!
gran bel blog ciaooo :)