lunedì 31 gennaio 2011

LA MIA LUCY


Mi piacerebbe avere più tempo per girare per mercatini. Quelli delle piccole città, ove trovi oggetti di ogni tipo a prezzi accessibilissimi. La Lucy che vedete nella foto, in gesso smaltato, è stata acquistata per qualche euro alcuni anni fa (se non ricordo male a Fontanellato). Sembra vecchiotta, ma non riporta alcuna data e nessun marchio del produttore. Era un salvadanaio, ora abbellisce una mia libreria. Ah, dimenticavo, il gatto che si intravede è Blacky.

domenica 30 gennaio 2011

KEVIN THE BOLD



In una libreria dell'usato compro, alla modica cifra di 1,50 euro, un numero della vecchia (1976) rivista "Il Nerbiniano". Tra i fumetti pubblicati vi è "Kevin the Bold", di Kreigh Collins. Mi innamoro immediatamente del suo disegno morbido e ricco, delle vignette dense di particolari, delle ampie vedute, delle fanciulle eleganti. Cerco immediatamente se esistono volumi che ne raccolgono le tavole, ma niente. Nessun volume in italiano e nemmeno in inglese. Possibile? Qualcuno conosce qualche edizione in volume di questa semisconosciuta eppure bellissima serie?

SNOOPY SULLA LUNA


Nelle strisce dei Peanuts, Snoopy con casco a bolla sulla testa immagina di guidare la propria cuccia fin sulla Luna, battendo nell’impresa lo stupido gatto dei vicini. Ma Snoopy sulla Luna c’è stato veramente, in un certo senso. Il personaggio infatti è stato il testimonial della Nasa nella missione dell’Apollo 10 (nel maggio 1969), durante la quale gli astronauti Gene Cernan, John Young e Thomas Stafford dovevano “ficcare il naso” (to “snoop” around, in inglese) nella zona della futura discesa, per preparare il terreno ad Armstrong e compagni. Così il modulo lunare dell’Apollo 10 venne battezzato Snoopy mentre il modulo di comando era Charlie Brown. Successivamente, la Nasa istituì il “Silver Snoopy”, premio riservato agli astronauti più meritevoli. Il bracchetto più famoso del mondo ne sarà stato felice.

sabato 29 gennaio 2011

29 GENNAIO

"'Chi comprenderebbe un albergo morto in una città fantasma?' disse il signor Terle, quietamente. 'No. No, rimarremo qui seduti ad aspettare, ad aspettare il gran giorno, il 29 gennaio.'
Lentamente, i tre uomini smisero di dondolarsi.
Il 29 gennaio.
L'unico giorno, in tutto l'anno, quando il tempo si lasciava andare e pioveva.
'Non avremo molto da aspettare.' Il signor Smith inclinò il suo orologio d'oro come la calda luna d'estate, nella palma. 'Fra due ore e nove minuti sarà il 29 gennaio. Ma non vedo nemmeno una nuvola in diecimila miglia.'
'Ha piovuto tutti i 29 gennaio, dacché sono nato!' Il signor Terle si interruppe, sorpreso della propria voce alta. 'Se quest'anno è in ritardo d'un giorno, non tirerò la camicia del buon Dio.'

da "Il giorno in cui piovve per sempre" di Ray Bradbury, del 1959

BABALDI, CHI ERA COSTUI?


In una libreria dell'usato compro, a tre euro, una vecchia edizione (1958) di "Il Milione" dell'Editrice Boschi. La copertina è un po' conciata ma gli interno sono molto buoni. A interessarmi non è il testo in sé (che possiedo già in un'edizione recente), ma le illustrazioni di Babaldi. Arrivato a casa, cerco informazioni sull'illustratore, ma internet non rivela niente, di suo sembra esistere solo questa edizione illustrata del noto volume. Eppure, quelle immagini hanno qualcosa di familiare, devo aver visto altre sue illustrazioni. Ne osservo meglio un paio e noto che la firma è SBaraldi. Che abbiano sbagliato il nome nei credits? In effetti una velocissima ricerca conferma trattarsi di Severino Baraldi. Nato a Sermide (vicino a Mantova), il 10 dicembre 1930, disegna sin da ragazzino, realizzando immagini per i clienti del barbiere locale. Diventato carpentiere, continua a disegnare e alla fine, nel 1955, si decide a trasferirsi a Milano, dove comincia a lavorare per un'agenzia pubblicitaria. Inoltre illustra due volumi della Bibbia per Il Messaggero di Sant'Antonio. Nei primi anni Sessanta adatta l'Odissea per un pubblico di bambini, poi comincia a collaborare con la rivista inglese Look and Learn, per la quale si cimenta con una miriade di soggetti storici. Disegna moltissime illustrazioni per il settimanale Famiglia Cristiana, collabora con Il Giornalino e con la trasmissione Quark. Pubblica anche in Giappone (mercato notoriamente refrattario agli artisti esteri). La sua vastissima produzione comprende la collaborazione a oltre 220 volumi e circa 7.500 illustrazioni. Pare si sia ritirato dall'attività qualche anno fa. Chi volesse vedere qualcuna delle sue immagini può andare sull'inglese illustrationartgallery.blogspot.com poiché nessun sito italiano ha dato il giusto rilievo al suo lavoro.

sabato 22 gennaio 2011

FUMETTI DI AUTENTICI REATI SESSUALI

"'Cosa ti piglia?' chiese seccato Bill, che era sdraiato e leggeva una copia sbrindellata di Fumetti di Autentici Reati Sessuali con effetti sonori inseriti. Un gemito terribile si alzava dalla pagina che stava guardando.
'Non lo sai?' chiese Tembo. 'Non lo sai! È l'adunata della posta, ragazzo mio, il più bel suono dello spazio!"

da "Bill, eroe galattico" di Harry Harrison, del 1965

venerdì 21 gennaio 2011

IL MIO SNOOPY


Dondola allegramente appeso a una trave di fronte a una libreria. Manco a dirlo, è di produzione giapponese.

giovedì 20 gennaio 2011

I PEANUTS IN EDICOLA


Come sibillinamente anticipato in precedenza, i Peanuts sbarcano in edicola. Godetevi la pubblicità, io continuerò a postare curiosità sull'argomento.

STAR WARS GUSTO PIZZAZZ


Non si finisce mai di imparare. Ho recentemente scoperto che a fine anni Settanta la statunitense Marvel (casa editrice di Spider-man e compagnia bella) editava una rivista dal titolo Pizzazz. Il magazine era diretto agli adolescenti e ospitava articoli sul cinema, sulla televisione, la musica, ecc. Non potevano mancare i fumetti tra cui quelli di Star Wars, un paio di storie che non ho ancora compreso se sono poi state ristampate dalla Dark Horse (attuale detentrice dei diritti dei fumetti di Star Wars). Excelsior!

martedì 18 gennaio 2011

I MIEI PEANUTS


Il legame che si crea tra un lettore e i suoi fumetti preferiti ha spesso dei risvolti del tutto personali, dovuti alle modalità del loro primo “incontro”, alle sensazioni provate durante le letture inziali, e a tantissimi fattori legati all'età, all'umore, ecc. ecc. Per esempio, difficilmente un adulto che legge dei fumetti supereroici vi si affezionerà quanto un coetaneo che li ha invece scoperti durante l'infanzia, quando la sospensione d'incredulità era decisamente maggiore, come il fascino esercitato su di lui da costumi sgargianti, esseri volanti e mondi incredibili. Certamente un buon fumetto resta sempre un buon fumetto, ma il modo in cui ci coinvolge e l'affetto che nutriamo per lui varierà molto da individuo a individuo, così come i ricordi che porta alla memoria. Per me i Peanuts sono strettamente connessi alla neve e a una tazza di té caldo, un momento di rilassante lettura dopo una giornata in mezzo al freddo a fare a palle di neve. Questo semplicemente perchè li scopersi ormai tanti anni fa (ahimé) sugli Almanacchi di Linus, che uscivano proprio in inverno. L'umorismo rarefatto di Schulz, le tematiche quotidiane in cui riconoscersi (all'epoca ero poco più grande dei personaggi), il disegno semplice ma finito, preciso, trovarono immediatamente un posto nel mio cuore e nella mia memoria. La stessa cosa è accaduta a milioni di persone nel mondo, molto probabilmente per un solo motivo, la straordinaria capacità di Schulz di comunicare cose semplici in modo semplice. In quel teatrino che sono i Peanuts, in cui ogni piccolo attore interpreta la propria parte in modo sapiente, ognuno di noi può trovare una o più controparti di carta, riconoscendo nei loro piccoli grandi problemi, così come nelle loro emozioni, sé stesso e il proprio mondo. La risata, o meglio il sorriso (talvolta anche amaro), che ogni striscia dei Peanuts strappa a lettori di ogni angolo del globo non è dovuta solamente a una situazione comica, ma anche e soprattutto al fatto che molte di quelle situazioni le abbiamo vissute anche noi. Per dirla con le parole di Oreste del Buono, “tutti noi abbiamo trovato un angolino, un sussurro, un pezzetto della nostra vita nel mondo dei Peanuts. Tutti noi ci siamo riconosciuti nei loro tic, le frustrazioni, le nevrosi, le piccole felicità di quell'universo non puerile senza adulti.”

UN UOMO TRANQUILLO
Charles Monroe Schulz nasce a Minneapolis, Minnesota, il 26 novembre del 1922. Ha solo due giorni di vita quando acquisisce il soprannome (affibbiatogli da uno zio) che gli resterà appiccicato per tutta la vita e che, agli inizi della sua carriera di fumettista, userà anche come nome d'arte: Sparky. Si tratta del nome di un cavallo, Sparky (“scintillante”) appunto, che appariva nella striscia del 1919 Barney Google and Snuffy Smith, di Billy de Beck e molto popolare all'epoca. A quanto pare il legame di Schulz col mondo delle strip è scritto nelle stelle. Già da ragazzo ama disegnare e nel 1937 un suo ritratto del cane Spike viene pubblicato nel Believe it or not, popolare rubrica disegnata dell'epoca. I genitori decidono quindi di iscriverlo a un corso per corrispondenza di una scuola d'arte. L'ombra della Seconda Guerra Mondiale si staglia però all'orizzonte e nel 1945, arruolato, Schulz viene inviato in Francia con la 20° divisione corazzata. Tornato a casa, ritenta di portare a compimento le proprie aspirazioni di fumettista. Riesce a pubblicare una tavola, in realtà una raccolta di vignette, dal titolo Just Keep Laughing sull'albo cattolico Timeless Topix, a cui segue, nel 1947 la serie Li'l Folks ospitata per due anni sul supplemento domenicale per le donne di Pioneer Press, giornale di St. Paul. Li'l Folks è un vero e proprio banco di prova per i Peanuts. I personaggi, il disegno, l'umorismo, sono ancora a uno stadio germinale, ma sono i medesimi che emergeranno nei Peanuts. La serie si compone di tavole in cui sono contenute tre/quattro vignette autonome, anche se generalmente incentrate sugli stessi personaggi. L'universo di Li'l Folks è tutto infantile, vi compaiono anche un bambino di nome Charlie Brown e un cane uguale al primo Snoopy. Il salto di qualità al mondo delle strisce sindacate avviene nel 1950, quando Schulz si propone allo United Feature Syndacate e il 2 ottobre nasce la prima striscia dei Peanuts.

ARRIVANO I PEANUTS
All'inizio lo United impone a Schulz diverse condizioni. Innanzitutto il cambio di titolo. Sparky infatti, vorrebbe intitolare la serie Good Ol' Charlie Brown, ma il sindacato preferisce un titolo che dia un valore corale, opta quindi per Peanuts. Inoltre, ogni striscia deve obbligatoriamentre essere composta da quattro vignette di uguali dimensioni, questo perché all'occorrenza possono essere impaginate in verticale (su una colonna di giornale) o a coppie di due a formare una sorta di quadrato. Al contrario è molto più libera la composizione delle tavole domenicali a colori, destinata a divenire rigida nel futuro, quando i giornali chiederanno che sia costruita in modo da poter essere “tagliata” in alcune sue parti, per esempio eliminando la striscia in alto che deve contenere solo il logo e una vignetta sacrificabile. Comunque sia, il piccolo universo di Charlie e Company ha il suo Big Bang e comincia a espandersi creando nuove forme di vita e facendo evolvere le esistenti. I personaggi inizialmente appena abbozzati divengono sempre più definiti e, anno dopo anno, il cast si allarga. Il fulcro delle vicende dei Peanuts è inizialmente Charlie Brown, un ragazzino perennemente triste per svariati motivi: ama il baseball ma la squadra di cui è capitano non vince una partita, cerca di dare un calcio a una palla da football ma la perfida Lucy gliela sfila ogni volta da sotto i piedi facendolo cascare, ecc. Il suo cruccio maggiore però è la ragazzina dai capelli rossi di cui è innamorato ma a cui non ha il coraggio di dichiararsi. Osservando la vita di Charles e quella di Sparky viene da chiedersi se non siano uno la proiezione dell'altro. Certo in Charlie Brown Schulz mette una parte di se stesso. La ragazzina dai capelli rossi esiste realmente: si chiama Donna Wold e rifiuta una proposta di matrimonio del giovanissimo Sparky che, quindi, ben conosce il sapore della delusione e dell'amore non corrisposto che il suo alter ego di carta teme di provare. I due hanno anche altri dettagli in comune, per esempio il padre barbiere. La malinconia, spesso la tristezza che pervadono Charlie Brown, perennemente impegnato in una difficile lotta con la vita, appartengono anche a Sparky, oltre che per le delusioni amorose (ma Sparky poi si sposa due volte) per altri dolori che vengono talvolta dispensati agli uomini, come la perdita della madre a soli ventitrè anni. Tuttavia, Charlie Brown non è Schulz, forse una parte di esso, ma solo una parte.

UN BRACCHETTO FORMIDABILE
Snoopy, forse il cane più famoso del mondo, non è sempre stato come lo conosciamo. Inizialmente era un semplice quattrozampe, intento alle occupazioni di tutti i suoi simili. Sparky lo crea in ricordo del suo cane, Spike (quello ritratto su Believe it or not), e a sottolineare un amore per questi straordinari animali destinato a durare per tutta la vita. Dice lo stesso Schulz: “Fin dalla mia prima infanzia la nostra famiglia ha sempre avuto almeno un cane; il primo fu una femmina di Boston bull di nome Snooky, che purtroppo quando aveva nove anni venne investita di notte da un taxi. Pregai perché si salvasse, ma non ce la fece: fu un periodo molto triste per me. Poi prendemmo un altro cane che chiamammo Spike, e che mi sarebbe in parte servito come modello per Snoopy, soprattutto per quanto riguarda l'aspetto esteriore. Spike a dire il vero non era proprio un beagle. Ma in realtà nemmeno Snoopy all'inizio lo era: credo che ci vollero quasi dieci anni perché fosse identificato come un beagle.” L'affetto per i cani, in casa sua ne passano diversi, aumenta con gli anni, tanto che ogni sera, finito il lavoro, Schulz lascia lo studio per tornare a casa dicendo alle sue segretarie: “Bene, io vado a casa. Devo dedicare il resto della giornata a fare felice il mio cane.” E la frase viene utilizzata anche da Charlie Brown, che in una striscia dichiara: “Ho capito che probabilmente io non raggiungerò mai grandi obiettivi. Non sarò mai uno studente modello, non diventerò mai un bravo atleta, in definitiva non credo che sarò mai un granché come essere umano. Per cui ho preso una decisione. Ho deciso che passerò il resto della mia vita a cercare di far felice il mio cane.” Il fortunato è proprio Snoopy, che all'interno dei Peanuts rappresenta l'unico elemento fantastico. La combriccola di bambini è infatti un microcosmo che ripropone in scala minore quello degli adulti (che non appaiono mai), quindi con i piedi ben saldi per terra e spesso afflitto da problemi e delusioni. Snoopy, invece, sembra non conoscere limiti e ostacoli. Quell'incredibile bracchetto fa ciò che vuole e, soprattutto, è chi vuole. Asso aereo della Prima Guerra Mondiale, soldato della legione straniera, grande scrittore, campione di tennis, bulletto di periferia. Affronta il Barone Rosso pilotando la sua cuccia come un Sopwith Camel, usa la ciotola come slittino sul ghiaccio, ha una fitta corrispondenza con case editrici, dialoga con Woodstock, un uccellino che gli fa da segretario e da compagno di scorribande. Snoopy racchiude in sé ciò che Charlie Brown non può esternare: le ambizioni, la gioia di vivere, il sogno, le follie. Sarà forse anche per questo che è tanto amato e uno dei personaggi più immortalati nel merchandising, merito anche della sua camaleontica personalità. La sua popolarità è tale che nel 1968 viene scelto dagli U.s.a. come testimonial del programma spaziale. Scelta giustissima, poiché è stato anche sulla Luna, come dice in una sua striscia: “Sono il primo bracchetto sulla Luna! Ho battuto i russi… Ho battuto tutti… Ho battutto anche quello stupido gatto dei vicini!”

IL MERCHANDISING E IL DISEGNO
Visto che si è toccato il tasto merchandising, bisogna sottolineare che quello dei Peanuts è probabilmente il più vasto della storia del fumetto. Alcuni autori non amano che i loro personaggi siano utilizzati per vendere oggetti. È il caso, per esempio, di Bill Watterson che si è sempre opposto a che i suoi Calvin e Hobbes diventassero gadget, temendo che ne venissero snaturati. Non accade certo con Schulz, che al contrario ha ampiamente beneficiato non solo dei profitti, ma anche della ulteriore spinta di popolarità che milioni di oggetti diffusi in tutto il mondo hanno dato ai suoi Peanuts. E ne hanno beneficiato anche i lettori, che possono godere di ogni tipo di gadget – dalla cancelleria ai pupazzi, dalle macchinine agli abiti. Non che Schulz non sia geloso dei propri characters, a parte qualche piccola eccezione ne è infatti sempre stato l'unico artefice. Interamente scritte, disegnate e inchiostrate da lui sono sia le strisce quotidiane che le tavole domenicali dei Peanuts. Per realizzare le sei strisce settimanali necessita di tre giorni, mentre la domenicale ne richiede uno intero. Il timore di non riuscire a trovare le idee giuste e di non poter rispettare le rigide consegne, lo spinge però a realizzare parecchie strisce di scorta che tiene in un cassetto per ogni eventualità. Non disegna subito tutta la striscia, ma prima elabora i dialoghi, con un lettering veloce, e solo se la gag funziona disegna tutto il resto. Usa poco la matita, anzi cerca di usarla il meno possibile, preferendo passare direttamente a china, soprattutto i volti dei personaggi che in questo modo risultano maggiormente spontanei. Grazie alla sua velocità di esecuzione, e a un disegno semplice e sobrio, non ha quindi mai avuto bisogno di assistenti. Qualche storia, non apparsa su quotidiani, è stata però disegnata da anonimi artisti. Negli anni Cinquanta infatti i Peanuts appaiono su alcuni comic book come Tip Top Comics e United Comics, dello United Feature Syndacate, in cui sono ospitati alcuni brevi fumetti che non sono frutto della fantasia di Sparky. Tra la fine degli anni Cinquanta e l'inizio degli anni sessanta è la Dell Comics a pubblicare un comic book dal titolo Peanuts di cui Schulz realizza solo le cover. Piccole parentesi in anni in cui Sparky non ha ancora raggiunto il successo internazionale e, probabilmente, deve accettare qualche compromesso. Però quando, ormai vecchio e malato, decide di interrompere la serie, non vuole che sia continuata da altri. Ironia della sorte, l'ultima tavola domenicale esce sui giornali la mattina del 13 febbraio 2000, Charles Schulz si spegne nel suo letto la sera stessa, a 77 anni di età. Il destino di Charlie Brown e quello di Sparky paiono legati sino alla fine, anche nell'atto dell'estremo addio.
Ho talvolta sentito ripetere, anche da professionisti del settore, che ormai, dopo decenni, le strisce dei Peanuts erano vecchie, ripetitive, usurate dal tempo e dall'utilizzo delle medesime gag. Mai stato così in disaccordo. Quelle strisce (oltre ventimila!) erano certamente sempre simili a se stesse, dichiaratamente e sin dall'inizio, ma non si cambia ciò che è perfettamente imperfetto. Le piccole gioie della vita sono sempre le medesime, mi rifiuterei di alzarmi la mattina se non fossi certo che quel giorno, come tutti i giorni, il sole è sorto e una calda tazza di cappuccino è in attesa di essere consumata. Così come ogni mattina i lettori di 2500 quotidiani aspettavano la loro striscia dei Peanuts, sempre differente e sempre uguale a se stessa. Come diceva lo stesso Schulz, “un cartoonist è qualcuno che deve disegnare la stessa cosa ogni giorno senza mai ripetersi.” Niente di più vero, caro Sparky.

lunedì 17 gennaio 2011

17 GENNAIO

"Il 17 gennaio 188… il titolare dell'albergo Mauritania, sito in questa città, denunciò alla polizia la morte improvvisa di un ospite dell'albergo, Ferapònt Smielkòv, mercante siberiano di seconda categoria. Il medico della quarta divisione rilasciò il certificato che la morte dello Smielkòv era dovuta a un aneurisma provocato dall'abuso di bevande alcoliche; e il cadavere venne inumato.
Ma alcuni giorni dopo, un compaesano e amico dello Smielkòv, il mercante siberiano Timochin, arrivato da Pietroburgo, informatosi sulle circostanze in cui il decesso era avvenuto, enunciò il sospetto che lo Smielkòv fosse stato avvelenato a scopo di rapina. Fu perciò aperta un'inchiesta dalla quale risultò quanto segue:
1. Che lo Smielkòv, poco prima di morire, aveva ritirato dalla banca la somma di 3800 rubli d'argento, mentre dopo la sua morte risultarono in suo possesso soltanto 312 rubli e 16 copeche.
2. Che lo Smielkòv aveva trascorso tutto il giorno e tutta la notte antecedenti al suo decesso, in compagnia della prostituta Liubka, alias Jekatierina Màslova, parte nella casa di tolleranza e parte nell'albergo Mauritania."

da "Resurrezione" di Lev Tolstoj, del 1899

BUON COMPLEANNO, SNOOPY


A fine 2010 Snoopy, e tutti i Peanuts, hanno compiuto 60 anni. Sono infatti nati nel 1950, quando Charles Schulz si propose allo United Feature Syndacate e il 2 ottobre pubblicò la prima striscia dei Peanuts. Un po' in ritardo, li festeggiamo anche noi (su questo e altri blog), con vari post che appariranno nei prossimi giorni, e che anticipano un'importante iniziativa editoriale presto nelle edicole.

giovedì 13 gennaio 2011

13 GENNAIO

"Il tredici gennaio del corrente anno milleottocentosessantacinque, a mezzogiorno e mezzo, a Elena Ivanovna, la consorte di Ivan Matveic, mio colto amico, collega e in parte anche lontano parente, venne il desiderio di vedere il coccodrillo che veniva mostrato, dietro pagamento di una certa somma, nel Passage. Avendo già in tasca il biglietto per un viaggio all'estero (che voleva intraprendere non tanto per motivi di salute, quanto per curiosità) e avendo di conseguenza già ottenuto un congedo dal servizio ed essendo dunque quel mattino assolutamente libero, Ivan Matveic non solo non si oppose alla realizzazione del desiderio della sua consorte, ma anzi fu anch'egli infiammato da quella curiosità. 'Splendida idea' disse tutto contento ' andiamo a vedere il coccodrillo! Accingendomi a visitare l'Europa, non è male che ancora in patria io conosca gli indigeni che la abitano', e con queste parole, presa sottobraccio la sua consorte, si diresse immediatamente con lei verso il Passage. Da parte mia, io mi accodai a loro, secondo la mia abitudine, nelle vesti di amico di famiglia. Non avevo mai visto Ivan Matveic in una disposizione d'animo così favorevole come era in quel mattino per me memorabile - com'è vero che non conosciamo in anticipo la nostra sorte!"

da "Il coccodrillo" di Fedor Dostoevskij, del 1865

mercoledì 12 gennaio 2011

LE FANCIULLE DI KIRAZ


Si chiama Edmond Kirazian, ma tutti lo conoscono come Kiraz. Egiziano di origini armene, nasce il 25 agosto 1923 in Egitto, si trasferisce però a Parigi nel 1946, dove passa il resto della sua vita, specializzandosi nel disegnare eteree fanciulle che ne divengono il marchio di fabbrica. Partito come vignettista politico, è nella capitale francese che Kiraz affina le doti di disegnatore e di osservatore. È lui stesso a spiegare che le sue longilinee ragazze a matita ed acquerello trovano linfa vitale nella realtà, nella visione quotidiana dell’universo femminile parigino, frivolo e affascinante, consumista ed elegante. Nasce così la rubrica “Les Parisiennes”, ospitata sul settimanale Jour de France per quasi trent’anni. Vignette che ospitano fulminanti battute in grado di dipingere un’epoca, un Paese, un universo (quello femminile), e in cui Kiraz dà definitivamente forma al suo modello di donna: alta, magra, seno piccolo, occhi grandi e orientaleggianti, movenze feline. Non sono ancora vere pin-up le sue ragazze, ma lo diventano quando comincia a disegnare per Playboy, negli anni Settanta, consegnandole al pubblico prive di abiti eppure ancora eleganti, candide, maliziosamente innocenti. Parlando di loro Hugh Hefner, creatore della rivista, afferma: “Le sue donne frizzanti, dagli occhi di cerbiatto, vestite di lingeria fina, rappresentate in ambienti opulenti, aggiungono un tocco di sensibilità sofisticata, con una certa energia tutta parigina. Rappresentando con abilità un erotismo velato di indifferenza, le sue mademoiselles sono assolutamente uniche”.
A partire dagli anni Novanta queste creature di carta subiscono alcune variazioni, in controtendenza coi tempi. Mentre negli anni Cinquanta e Sessanta, quando la classica figura delle pin-up prevedeva forme abbontantemente tondeggianti, Kiraz puntava su corpi minuti e longilinei, nei Novanta l‘artista fa lievitare glutei e cosce delle sue ragazze, quasi volessero ribellarsi agli imperativi di moda e pubblicità tutte tese a cercare di imporre un modello femminile esageratamente magro. Belle sì, sembrano affermare le nuove parigine, ma mai schiave di quella bellezza.