Oggi ho trovato, in una libreria dell'usato a Salsomaggiore Terme, un libro di Robin Hood, lo stesso a cui ero attaccatissimo da bambino (intorno ai 7 anni) a tal punto da indossare un cappello con la piuma identico al suo. Per soli 3,50 euro un grandioso viaggio nel mondo dei ricordi. Il volume è illustrato da Antonio D'Agostini. Fra tutti gli illustratori della Malipiero, probabilmente Antonio D'Agostini (Vicenza, 1942 - 2011) è stato quello che ha ottenuto maggior successo anche come pittore. Fondatore della casa editrice Avalon, ha acquisito una certa notorietà producendo il volume King Arthur da lui scritto ed illustrato al quale sono seguite diverse mostre personali e pubblicazioni.
giovedì 7 marzo 2013
mercoledì 6 marzo 2013
UNA MOSTRA PER LUPIN III
Gli interessati si affrettino, perché la mostra dedicata a Lupin chiuderà il 24 marzo. Il Sakura City Museum of Art (285-0023 210, Shinmachi, Sakura-shi, Chiba, Japan) sta infatti ospitando un'esposizione di tavole originali e manoscritti di Monkey Punch, ma anche cel delle varie animazioni e curiosità varie. Un'occasione imperdibile per i fan del simpatico ladro.
domenica 3 marzo 2013
CREPAX FANTASCIENTIFICO
Continuo ad amare di più il Crepax illustratore rispetto a quello fumettista. Ecco una bella cover della rivista Galaxy, esempio di efficace semplicità.
©eredi Crepax
mercoledì 27 febbraio 2013
sabato 23 febbraio 2013
venerdì 22 febbraio 2013
UN NUOVO LIBRO PER LUPIN III
Vale la pena di segnalare la prossima uscita, in Giappone ovviamente, del volume "The Special Edition of Lupin the 3rd", sorta di mini illustration book dedicato al famoso ladro nipponico. Il libro in questione dovrebbe raccogliere esclusivamente immagini realizzate dal bravissimo Yatsuo Otsuka.
Nato il 7 marzo 1931, Yasuo Otsuka è entrato nel mondo dell'animazione a 26 anni di età, dopo aver lavorato come impiegato statale. La sua prima occupazione come animatore è presso lo Studio Nichido, in seguito rilevato dalla Toei Company, destinata a diventare prima Toei Doga e poi Toei Animation. È poi passato alla A Production e alla Telecom Animation Film, studio della TMS che si occupa di lungometraggi e per cui lavora tuttora. Ha collaborato alla serie televisiva di Conan ed è stato il maestro di artisti del calibro di Hayao Miyazaki e Yoshifumi Kondo. Otsuka è uno degli animatori che hanno maggiormente legato il proprio nome a quello di Lupin III. Fa infatti parte sin dall'inizio dello staff che realizza la prima serie televisiva, inoltre è sua l'idea di far guidare una 500 al personaggio, utilizzando come modello la propria auto.
sabato 2 febbraio 2013
IL SUO NOME È BOND, JAMES BOND…
“Un uomo interessante cui succedono cose incredibili”, così venne definito James Bond da Ian Fleming, lo scrittore che lo creò nel 1953 nel romanzo "Casinò Royal". La spia più famosa di tutti i tempi da oltre cinquant'anni continua a entusiasmare il pubblico di tutto il mondo, passando con disinvoltura da un media all'altro.
C'è molto di Ian Fleming in James Bond. Discendente di una ricca famiglia inglese, nel corso di una vita non eccessivamente brillante ma sufficentemente avventurosa, Fleming si dedicò al giornalismo e all'attività bancaria, ma soprattutto si arruolò nei servizi segreti britannici durante la Seconda Guerra Mondiale. Fu probabilmente quell'esperienza a fornirgli la grezza creta per modellare la sua creatura letteraria. Inoltre, proprio come Bond, Fleming amava i vestiti eleganti, le feste lussose, gli amici affascinanti, i luoghi esotici, il tutto condito col tipico aplomb inglese.
Nei quattrodici libri scritti (12 romanzi e due raccolte di racconti), Flaming descrive sempre succintamente il personaggio, conferendogli un aspetto lievemente più tenebroso di quello della sua versione cinematografica. Attraverso la lettura delle sue avventure è possibile farsi un quadro di tutta la vita del personaggio. Figlio di padre scozzese e madre svizzera, che periscono in un incidente quando è ancora un ragazzo, Bond viene affidato alle cure di una zia che vive nel Kent. Frequenta il prestigioso collegio inglese Eton, ma ne viene espulso per questioni di sesso. Passa a Fettes, ove pratica anche pugliato e judo. In seguito entra nel Ministero della Difesa Britannico e, al termine della Seconda Guerra Mondiale, nei Servizi Segreti. Il numero 007, che lo identifica, indica anche la sua particolare qualifica, dato che il doppio zero è sinonimo di “licenza di uccidere” assegnata solo agli agenti migliori e più fidati. Il personaggio è pronto per affrontare il mercato editoriale, Fleming sforna circa un libro all'anno. Il successo arriva velocemente e, anche se i salotti letterari non vedono di buon occhio quelle storie fatte di spie e condite di sesso, il pubblicò comincia ad amare il personaggio, anche fuori dall'Inghilterra. Nel 1961, in un'intervista su Life, il presidente John Fitzgerald Kennedy afferma che "Dalla Russia con amore" è il suo secondo libro preferito, subito dopo "Il rosso e il nero di Stendhal". Il più elegante degli inglesi ha fatto breccia nel cuore dell'America.
Poteva il cinema lasciarsi sfuggire un personaggio come Bond? Certamente no. E "Dr. No" è il titolo del suo primo film (giunto in Italia come "Licenza di uccidere"), uscito nelle sale inglesi nel 1962 e in quelle statunitensi nel 1963. Lo strillo sulla locandina cinematografica recita “meet the most extraordinary gentleman spy in all fiction”. Anche se il secondo film, "Dalla Russia con amore", secondo molti fan è migliore del primo, e anche se la bondmania scoppia solo col terzo, Goldfinger, già in Licenza di uccidere gli ingredienti del successo ci sono tutti. Innanzitutto lui, Bond, a cui presta volto e fisico un giovane Sean Connery in splendida forma, macho e ironico come il personaggio deve essere. Poi le bond girls, Ursula Andress in primis, la cui immagine in bikini mentre esce dall'acqua è entrata a far parte della storia del cinema. Seguono i “gadget”, i congegni da agente segreto che Bond utilizza con disinvoltura al momento opportuno. E infine gli abiti: sin dalla sua prima apparizione Bond è inappuntabile in giacca e cravatta, mostrando uno stile sobrio ma ineccepibile, da vero gentleman inglese. Una caratteristica, quest'ultima, che ben si intona anche con la scelta del suo mezzo di trasporto per eccellenza: una Aston Martin DB5. Auto meravigliosa e dalle sinuose curve, che ricordano quelle delle splendide fanciulle presenti in ogni film e catalogabili in due sole categorie: belle e letali, belle e accondiscenti. Nell'universo maschilista di Bond non sembre infatti esserci posto per il “brutto”, con l'eccezione, ovviamente, dei suoi cattivissimi avversari maschili.
In quarant'anni di presenza al cinema, il ruolo di Bond deve per forze di cose passare ad altri attori, nell'ordine: George Lazenby, Roger Moore, Timothy Dalton, Pierce Brosnan, Daniel Craig. Nonostante i fan più attempati in genere ritengano che l'unico “vero” James Bond sia il primo, anche altri interpreti si guadagnano i propri sostenitori. Con la sola esclusione di Lazenby, protagonista di un solo film, che sembra non essere apprezzato da nessuno e che, in effetti, dopo "Al servizio segreto di Sua Maestà" (del 1969) sparisce dalla scena.
martedì 29 gennaio 2013
UN GRAPHIC NOVEL INGLESE
Da uno scaffale della mia libreria salta fuori un volume inglese (un brossurato della Titan Books) dal titolo “London’s Dark”, pubblicato nel 2002 ma contenente la ristampa di una storia del 1989.
Londra, Seconda guerra mondiale. Sotto i bombardamenti dell'aviazione tedesca, la popolazione della capitale inglese vive alcuni dei suoi momenti più tragici. Jack Brooks avrebbe voluto arruolarsi, ma il suo cuore malandato non glielo ha permesso. Il suo desiderio di essere utile alla patria lo porta quindi a far parte dell'A.R.P. (Air Raid Precautions), corpo che si occupa di aiutare i civili durante e dopo i bombardamenti. In una City in buona parte trasformata in macerie, si imbatte nella bella Sophie, che sostiene di poter parlare con i defunti. In bilico tra lo scetticismo della mente e le debolezze del cuore, viene da quest'ultima coinvolto nella ricerca di una assassino la cui vittima grida vendetta dall'oltretomba. Una storia in sole quarantaquattro tavole che, con un tratto sporco e graffiato adatto alle atmosfere di devastazione, abbina con grande equilibrio realismo storico e tematiche fantastiche, dovere e amore.
Nota di merito anche per la cover, impostata come se si trattasse della copertina di un vecchio paperback, stropicciato e spiegazzato dopo la lettura. Un pizzico di fascino in più per un volume che già meritava ampiamente la lettura.
Per le immagini ©James Robinson e Paul Johnson
lunedì 28 gennaio 2013
martedì 22 gennaio 2013
UNA PUBBLICITÀ PER TERRY
Nel 1934 Joseph M. Patterson, boss del Chicago Tribune-New York Syndicate, necessita di una nuova striscia d’avventura per i suoi quotidiani. Arriva in suo aiuto Milton Caniff, un giovane disegnatore che gli propone una serie incentrata su un avventuriero che si trova di fronte ai peggiori ceffi del pianeta, un ragazzino che lo accompagna, scenari esotici e belle donne. La proposta non ha ancora un titolo, che viene trovato da Patterson: "Terry e i pirati". Hanno così inizio le gesta del ragazzino chiamato Terry Lee e dell’aitante avventuriero Pat Ryan, nei mari della Cina alla ricerca di un tesoro
A loro presto si aggiungono il buffo cuoco cinese Gorge Webster “Connie” Confucius, la bomba bionda Dale Scott e molti altri. Con gli anni, il protagonista cresce e la serie – pur mantenendo il titolo – si sposta decisamente su tematiche belliche, con Terry che diventa sottotenente dell’aviazione statunitense.
Nel 1950 il fumetto diventa anche una serie televisiva, attirando anche l'attenzione di uno sponsor, la bibita Canada Dry ("the best drink of all", dice la pubblicità), per cui vengono realizzati diversi manifesti con disegni dei personaggi e tre albetti a striscia, con tre mini avventure, regalati nelle confezioni da sei bottiglie. In questo posto trovate immagini della pubblicità, cover e striscia di apertura di uno degli albi.
mercoledì 16 gennaio 2013
FUMETTI IN 3D
lunedì 14 gennaio 2013
NOSTALGICI CAMPIONI
Panini Comics annuncia, per il mese di marzo, l'uscita in edicola di due paperback (nella collana Marvel Collection Special) dedicati ai Campioni, serie Marvel degli anni Settanta.
Primo gruppo del Marvel Universe ad avere sede a Los Angeles, i Campioni si dimostrano estremamente eterogenei. I componenti del gruppo sono infatti Uomo Ghiaccio e Angelo (fuoriusciti dagli X-Men), Ercole (divinità del pantheon greco), Vedova Nera (ex spia russa) e Ghost Rider (giustiziere soprannaturale), supereroi che non hanno nulla in comune. A loro in seguito si unisce Stella Nera, mutante russa. Il gruppo si regge economicamente grazie ai finanziamenti di Angelo, che utilizza la propria ricchezza per dargli una certa tranquillità. Anni dopo è lo stesso Uomo Ghiaccio a definire “imbarazzante” l’esperienza dei Campioni, aggiungendo: “lo sapete quanto è difficile trovare supercriminali a Los Angeles?”
In effetti la serie è abbastanza infantile, eppure ricordata con nostalgia da chi (come il sottoscritto), la lesse in gioventù.
per le immagini ©Marvel
domenica 13 gennaio 2013
CAPITAN BUKOWSKI
"Strano", ho pensato aprendo questo libro, "credevo che Bukowski non fosse tipo da scrivere diari". La risposta me la da lo stesso autore poche pagine più avanti: "trovo che chi tiene un diario e ci scrive i suoi pensieri sia una testa di cazzo. Io lo faccio soltanto perché qualcuno me lo ha proposto, quindi vedete che non sono nemmeno una testa di cazzo originale". Eccolo qui il vero Charles Bukowski: sboccato, irriverente, anarchico, ubriaco, incompatibile con gli uomini e col mondo. Ma anche ironico, sagace, "vero". Uno scrittore, non per fama, non per soldi (anche se quelli fanno comodo e possono spingere a tenere un diario), per se stesso. Un libro scritto nei due anni precedenti la morte, che torna di continuo come se l'autore ne sentisse l'alito sul collo, ma senza temerla, semplicemente consapevole di un appuntamento ineluttabile. Ma Il capitano è fuori a pranzo non è un libro sulla grande mietititrce, al contrario sulla vita, magari stupida, insignificante, dolorosa, contraddittoria ma pur sempre vita. E le immagini della vita di Bukowski si susseguono: le giornate alle corse dei cavalli, le notti davanti al computer, le odiate interviste, gli amati gatti, le sbronze, gli incidenti quotidiani. Le parole scorrono, "danzano", hanno un ritmo e sono affiancate dai disegni di Robert Crumb, col suo tratto fitto e sporco ideale illustratore dell'umanità grottesca di Bukowski. Il capitano ha salpato l'ancora definitivamente, ci ha lasciato però questo messaggio nella bottiglia, anzi lo ha lasciato per se stesso.
IL CAPITANO È FUORI A PRANZO
Editore: Feltrinelli
Autore: Charles Bukowski
Illustrazioni: Robert Crumb
Prezzo: 6,50 euro
sabato 12 gennaio 2013
12 GENNAIO
“12 gennaio. Infila le mani in tasca. Lo stiamo disavvezzando dal turpiloquio. Ha fischiettato una canzonetta. Riesce a sostenere una conversazione.
Non riesco a trattenermi dall'affacciare alcune ipotesi. Al diavolo il ringiovanimento, almeno per ora. L'altro fatto è incomparabilmente più importante. La stupefacente scoperta del professor Preobrazenskij ha rivelato uno dei segreti del cervello umano. D'ora in poi la misteriosa funzione dell'ipofisi è chiarita. L'ipofisi condiziona la figura umana. I suoi ormoni si possono definire come i più importanti dell'organismo: gli ormoni della conformazione esterna. Si apre un nuovo capitolo nella scienza: senza ricorrere alla storia di Faust abbiamo creato l'homunculus. Il bisturi del chirurgo ha dato vita a una nuova entità umana. Il professore Preobrazenskij è un creatore.”
tratto da "Cuore di cane", del 1925, di Michail Bulgakov
Non riesco a trattenermi dall'affacciare alcune ipotesi. Al diavolo il ringiovanimento, almeno per ora. L'altro fatto è incomparabilmente più importante. La stupefacente scoperta del professor Preobrazenskij ha rivelato uno dei segreti del cervello umano. D'ora in poi la misteriosa funzione dell'ipofisi è chiarita. L'ipofisi condiziona la figura umana. I suoi ormoni si possono definire come i più importanti dell'organismo: gli ormoni della conformazione esterna. Si apre un nuovo capitolo nella scienza: senza ricorrere alla storia di Faust abbiamo creato l'homunculus. Il bisturi del chirurgo ha dato vita a una nuova entità umana. Il professore Preobrazenskij è un creatore.”
tratto da "Cuore di cane", del 1925, di Michail Bulgakov
venerdì 4 gennaio 2013
RICORDANDO DECIO CANZIO
Scompare oggi, all'età di 82 anni, Decio Canzio. Eccone una biografia.
Una casa editrice non è fatta solo di sceneggiatori e disegnatori, ma anche di redattori capaci, in grado di incanalare la creatività degli artisti entro progetti concreti, nonché di coordinare tutti gli aspetti della creazione di un fumetto. In molti casi sono i redattori, più che i fumettisti, a dare “l’impronta” alla casa editrice, definendone linea editoriale e caratteristiche di fondo. In casa Bonelli, uno dei redattori più affidabili e longevi, vero e proprio punto di riferimento per tutta la casa editrice, è Decio Canzio, che si è guadagnato il titolo di direttore generale della Sergio Bonelli Editore, ruolo che ricopre dagli anni Ottanta fino al dicembre del 2006.
Nato il 27 ottobre del 1930, Canzio lavora nel mondo dell’editoria a partire dagli anni Sessanta, ma è solo nel 1973 che comincia a occuparsi di fumetti. In quell’anno approda alla casa editrice Altamira, futura Sergio Bonelli Editore, per cui scrive alcuni episodi della serie Il Piccolo Ranger, disegnati da Francesco Gamba, Lina Buffolente, Erminio Ardigò e Franco Bignotti. Pur mantenendo intatto lo spirito western di questa serie, ideata da Andrea Lavezzolo, Canzio vi inserisce spunti avventurosi, horror e fantascientifici, puntando anche su una narrazione più agile.
Per l’editoriale Cepim (altro nome della Sergio Bonelli), cura la collana America, composta da quattordici libri di saggistica riccamente illustrati, pubblicati tra il 1972 e il 1977. Si occupa inoltre del ritorno in edicola di Akim, il tarzanide di Roberto Renzi e Augusto Pedrazza.
Dal 1976 dirige Un uomo un’avventura, prototipo di collana di fumetti d’autore, in cui ogni volume è autoconclusivo e affidato alle migliori penne e matite del tempo, tra cui lo stesso Canzio, che scrive i testi di “L’uomo del Nilo” e “L’uomo del Messico”, entrambi affidati alla perizia grafica di un Sergio Toppi in ottima forma. Quando occorre è pronto a correre in aiuto di Guido Nolitta, alias Sergio Bonelli, nello sceneggiare gli episodi di Zagor. La prima storia di questo personaggio da lui firmata è “Il cavaliere misterioso”, con disegni di Franco Donatelli e apparsa sul numero 139 della collana, a cui ne seguono altre quindici.
Nel frattempo, Canzio diviene una colonna portante della casa editrice, una sorta di super editor che supervisiona tutte le testate. Inoltre, tiene spesso i contatti con i collaboratori esterni, visiona le proposte di collaborazione degli aspiranti sceneggiatori e disegnatori, incoraggiando e direzionando sulla giusta strada i più promettenti. Tale attività nel 1985 lo porta a vincere il premio ANAFI (Associazione Nazionale Amici del Fumetto Italiano) “ per la lunga e coerente militanza come soggettista e come curatore di collane, e per la sua attività articolata in più direzioni, ciò che lo connota come un sagace, sensibile e autentico editor”.
Tra i mille compiti che svolge, di tanto in tanto ritorna a galla quello di sceneggiatore. A inizio anni Novanta deve infatti sostituire momentaneamente Claudio Nizzi nella scrittura delle storie di Tex, esordendo con “L’oro di Klaatu” (n. 401 del marzo 1994) per i bei disegni di Ferdinando Fusco e occupandosi di altre quattro storie.
Decio Canzio si ritira dall’attività nel 2006, ma il mondo del fumetto continua a provare per lui un grande affetto, a tal punto che nel 2008 Giorgio Albertini e Giampiero Casertano gli tributano un riconoscente omaggio chiamando Decio il protagonista di una loro graphic novel (edita da ReNoir), un legionario romano che si ritrova a combattere contro l’esercito di Annibale.
Una casa editrice non è fatta solo di sceneggiatori e disegnatori, ma anche di redattori capaci, in grado di incanalare la creatività degli artisti entro progetti concreti, nonché di coordinare tutti gli aspetti della creazione di un fumetto. In molti casi sono i redattori, più che i fumettisti, a dare “l’impronta” alla casa editrice, definendone linea editoriale e caratteristiche di fondo. In casa Bonelli, uno dei redattori più affidabili e longevi, vero e proprio punto di riferimento per tutta la casa editrice, è Decio Canzio, che si è guadagnato il titolo di direttore generale della Sergio Bonelli Editore, ruolo che ricopre dagli anni Ottanta fino al dicembre del 2006.
Nato il 27 ottobre del 1930, Canzio lavora nel mondo dell’editoria a partire dagli anni Sessanta, ma è solo nel 1973 che comincia a occuparsi di fumetti. In quell’anno approda alla casa editrice Altamira, futura Sergio Bonelli Editore, per cui scrive alcuni episodi della serie Il Piccolo Ranger, disegnati da Francesco Gamba, Lina Buffolente, Erminio Ardigò e Franco Bignotti. Pur mantenendo intatto lo spirito western di questa serie, ideata da Andrea Lavezzolo, Canzio vi inserisce spunti avventurosi, horror e fantascientifici, puntando anche su una narrazione più agile.
Per l’editoriale Cepim (altro nome della Sergio Bonelli), cura la collana America, composta da quattordici libri di saggistica riccamente illustrati, pubblicati tra il 1972 e il 1977. Si occupa inoltre del ritorno in edicola di Akim, il tarzanide di Roberto Renzi e Augusto Pedrazza.
Dal 1976 dirige Un uomo un’avventura, prototipo di collana di fumetti d’autore, in cui ogni volume è autoconclusivo e affidato alle migliori penne e matite del tempo, tra cui lo stesso Canzio, che scrive i testi di “L’uomo del Nilo” e “L’uomo del Messico”, entrambi affidati alla perizia grafica di un Sergio Toppi in ottima forma. Quando occorre è pronto a correre in aiuto di Guido Nolitta, alias Sergio Bonelli, nello sceneggiare gli episodi di Zagor. La prima storia di questo personaggio da lui firmata è “Il cavaliere misterioso”, con disegni di Franco Donatelli e apparsa sul numero 139 della collana, a cui ne seguono altre quindici.
Nel frattempo, Canzio diviene una colonna portante della casa editrice, una sorta di super editor che supervisiona tutte le testate. Inoltre, tiene spesso i contatti con i collaboratori esterni, visiona le proposte di collaborazione degli aspiranti sceneggiatori e disegnatori, incoraggiando e direzionando sulla giusta strada i più promettenti. Tale attività nel 1985 lo porta a vincere il premio ANAFI (Associazione Nazionale Amici del Fumetto Italiano) “ per la lunga e coerente militanza come soggettista e come curatore di collane, e per la sua attività articolata in più direzioni, ciò che lo connota come un sagace, sensibile e autentico editor”.
Tra i mille compiti che svolge, di tanto in tanto ritorna a galla quello di sceneggiatore. A inizio anni Novanta deve infatti sostituire momentaneamente Claudio Nizzi nella scrittura delle storie di Tex, esordendo con “L’oro di Klaatu” (n. 401 del marzo 1994) per i bei disegni di Ferdinando Fusco e occupandosi di altre quattro storie.
Decio Canzio si ritira dall’attività nel 2006, ma il mondo del fumetto continua a provare per lui un grande affetto, a tal punto che nel 2008 Giorgio Albertini e Giampiero Casertano gli tributano un riconoscente omaggio chiamando Decio il protagonista di una loro graphic novel (edita da ReNoir), un legionario romano che si ritrova a combattere contro l’esercito di Annibale.
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