domenica 14 settembre 2008

MUMBLE MUMBLE… 9

Se questa rubrica non si intitolasse “Mumble… Mumble…” potrei intitolare questo pezzo “Apocalisse Manga”. Amo il catastrofismo, ma veramente di ciò si tratta? Smetto di essere nebuloso e comincio a spiegarmi. Un pezzo di Federico Colpi, sul sito d/visual, dipinge una drammatica situazione dei manga in Giappone. Evito di fare considerazioni specifiche sull’interveneto (comunque leggetelo, è molto interessante) e, sollecitato da alcuni amici aggiungo qualche nota personale (giuro, lo faccio perché sollecitato, ultimamente la mia pigrizia ha il sopravvento sul mio egocentrismo).
Sono circa due anni che sostengo che il mercato dei manga in Giappone è in grave crisi. Non si tratta di una mia fissa, ma di osservazione della realtà. Non solo le riviste chiudono, ma basta andare in metropolitana per constatare che i pendolari che una volta leggevano manga ora smanettano col cellulare. La crisi è confermata anche dagli addetti ai lavori: durante una delle feste delle case editrici, a cui sono stato a dicembre a Tokyo, facce preoccupatissime si aggiravano per la sala (occhio le feste sono un luogo fondamentale per chi lavoro in editoria in Giappone per scambiarsi informazioni e impressioni). Le vendite scendono vertiginosamente un po’ per tutti. I manga cesseranno di esistere? Certo che no, sono così radicati nella cultura Giapponese che sopravviveranno sia a noi sia ai nostri nipoti (oltre non mi azzardo a pronunciarmi, ci vorrebbe Nostradamus), il problema è più sottile. Il problema consiste nel fatto che la crisi, dovuta essenzialmente all’ingresso in scena di competitors fortissimi (come i telefonini), ha colpito l’anello principale della catena di produzione dei manga: le riviste. Si tratta di un problema “strutturale”, insomma. Sono le riviste il primo passo della “macchina industriale manga”. Sulle loro pagine i manga nascono, poi vengono raccolti in volume, poi diventano anime, videogiochi, gadget eccetera. Il crollo delle riviste non rappresenterebbe di per sé un grosso problema economico (i guadagni maggiori vengono da tutto il resto), tuttavia se vengono a mancare le riviste non vi sono più nuovi manga e quindi anche meno anime, meno videogiochi, meno gadget. Si perde insomma lo starter (o uno dei principali starter) di tutto il sistema. Ecco qual è il problema. Riguardo ai telefonini, neanche io come fruitore amo molto leggere i manga sui loro schermi, ma sono pronto anche oggi a buttarmi nell’impresa di produrre fumetti e contenuti vari per loro (c’è qualcuno interessato all’ascolto? Io sono pronto). Questo perché non ha senso fare scudo col proprio corpo al treno del progresso, ci si farebbe solo investire, meglio salire a bordo e vedere dove porta. Ma tornando ai manga, i telefonini non possono sostituire le riviste, non possono cioè presentare decine di titoli alla volta lanciando complessivamente, settimana dopo settimana, mese dopo mese, centinaia di autori, migliaia di serie. Sono un’altra cosa, uno strumento differente. Il nodo che gli editori giapponesi devono risolvere è insomma un altro: possono e devono realizzare manga per cellulare, ma devono anche trovare un modo per fermare la crisi delle riviste, oppure trovare un nuovo strumento per sostituire le riviste. Quale? Se lo sapessi sarei già su un aereo per andare a vendere l’idea a qualche editore nipponico…
Riguardo ai riverberi che la crisi manga può avere in Italia, direi che sono inesistenti. Nel nostro Paese le vendite sono ridicole se paragonate a quelle giapponesi e da noi le riviste manga non sono mai esistite. Il problema si presenterà al massimo tra parecchi anni, se effettivamente verranno prodotti sempre meno manga in Giappone, a causa di una scarsità di titoli pubblicabili. Ma mi sembra un’eventualità così lontana da non essere degna di venire presa in considerazione. E comunque, visto il livello della maggior parte dei nostri editori, che pubblicano tutto a casaccio, un po’ di sfoltimento male non ci farebbe.

5 commenti:

Debris ha detto...

Quindi questo è un motivo per cui diverse editrici nipponiche si stanno muovendo verso i mercati di USA ed Europa rastrellando licenze prima date ad altri...

Sullo sfoltimento temo che tu sia brutalmente lucido.

Anonimo ha detto...

Riflessioni molto interessanti, che condivido quasi in toto.
Solo alcuni appunti.
Riguardo a questo passaggio:
se vengono a mancare le riviste non vi sono più nuovi manga e quindi anche meno anime, meno videogiochi, meno gadget

Sugli anime non saprei. Forse bisogna intendersi su quali anime stiamo intendendo. Perché di quelli tipo One Piece o Detective Conan, che nascono e si mantengono grazie al successo del manga, sì, forse in futuro ne vedremo molti meno.
Ma dobbiamo renderci conto che dalla seconda metà anni dei Novanta, ormai, una buona parte degli anime, se non la maggior parte, nasce già all'interno del e per il mondo e i circuiti dell'animazione, dove la controparte su carta è solo una delle tante appendici secondarie; anime che, tra l'altro, non campano tanto sulla gaggetteria varia quanto sulle vendite a caro prezzo (in Giappone) della versione su disco, con l'emissione televisiva usata quasi solo a mo' di vetrina pubblicitaria per l'anime stesso (si tratta difatti di titoli che registrano ascolti relativamente assai bassi).
Questi anime non li vedo minacciati tanto dal crollo delle vendite delle riviste di fumetti quanto, eventualmente, dalla diffusione sempre più massiccia del p2p (anche se riguardo alla dannosità del p2p verso il mercato di musica e video credo il dibattito sia ancora aperto e i risultati non così scontati come si vorrebbe, né da una parte né dall'altra).
Lo stesso vale per i videogiochi.

Riguardo alla lettura dei fumetti sul cellulare. Personalmente credo che il cellulare sarà solamente uno strumento di lettura transitorio, in attesa di un altro strumento che non mi stupirei di vedere diffuso nell'arco del medio periodo (cinque anni? dieci?) un po' dappertutto: e-paper, "carta" elettronica, sottili "fogli" sintetici in grado di ricevere, immagazzinare e visualizzare libri, fumetti e quant'altro. Strumento ottimo, tra l'altro, per superare gli ostacoli intrinseci a uno schermo minuscolo come quello del cellulare, che inevitabilmente finisce per svilire le potenzialità della tavola disegnata e indisporre automaticamente chi, coi libri, ci è nato e cresciuto. Io sono tutt'altro che tecnofobo, ma un fumetto su cellulare non credo riuscirei mai a leggerlo... su e-paper il discorso cambierebbe.
Gli editori a questo punto dovranno evolversi e, come dici giustamente, adattarsi a questi nuovi strumenti di distribuzione. Ovviamente, poi se si cominciasse a digitalizzare la distribuzione del fumetto la "minaccia" del p2p anche nei confronti del fumetto stesso diverrebbe molto più concreta. Perché pagare per leggermi un fumetto su e-paper, mentre me lo posso copiare dal mio vicino?
Sul medio-lungo periodo non è impossibile immaginare un mercato fumettistico costituito da una parte da fumetti distribuiti digitalmente tramite gli e-paper a prezzi stracciatissimi (o addirittura gratis?), e dall'altra dagli stessi titoli poi raccolti in volumi cartacei per i collezionisti: solo che il prezzo di questi ultimi, credo, salirebbe parecchio, anche per gli standard giapponesi.
In fondo si tratterebbe di un allineamento dei fumetti, nelle modalità di distribuzione e vendità, al sistema televisivo: prima la serie tv passata "a gratis" sulle tv commerciali, e poi in vendita su disco per chi desidera il possesso. Al fumetto, di suo, rimarrebbe il vantaggio che il volumetto da collezione rimane ancora molto meno duplicabile di un DVD...

DAVIDE CASTELLAZZI ha detto...

Sul commento di Yupa dovrei scrivere altri 3/4 Mumble... Mumble... Mi trattengo e aggiungo solo una piccola nota su cui riflettere. Sulla presunta rivalità tra carta stampata e strumenti elettronici: in Giappone sono attualmente molto popolari i romanzi a puntate scritti appositamente per essere diffusi tramite cellulari. Eppure, una volta terminati, vengono stampati su carta e riescono a vendere anche un milione di copie. I cellulari, quindi, sono un problema o un aiuto?

Gerry ha detto...

Mah, secondo me molto dipende ancora dai prossimi progressi dell'e-paper.

Credo che il cellulare sia uno strumento di transizione, allo stato attuale il suo schermo non è adatto alla lettura.
Quantomeno non può competere con la carta.

La grossa rivoluzione si avrebbe se cominciassero a diffondersi dei gadget specifici per la lettura, in modo che confluiscano in un solo strumento libri, riviste, giornali, fumetti e tutto quanto adesso va su carta.

La cosa più importante da capire è che cambierebbe radicalmente il modello di pubblicazione, la testata da edicola non ha più motivo di essere.
Ci sarebbe un mondo estremamente on-demand dove l'utente compra quello che gli va quando gli va.

Anonimo ha detto...

Bah...Onestamente non so se rimanere basito o indifferente.

Mi sembra chiaro che il contrappasso generazionale abbia segnato questo declino. Le politiche commerciali Nipponiche credo c entrino poco, cosi' e' stato per anni e ha sempre funzionato perfettamente, non credo quindi ci sia un errore di sistema editoriale(che ha sempre avuto molte pecche). Che non sia del tutto un un male pero' mi chiedo.Lancio una provocazione...Evidentemente il pubblico nipponico si e' evoluto, non tanto a livello (multi) mediale ma a quello sociocultarale (la fruizione equilibrata di una data cosa??) . La domanda potrebbe essere allora ..Quale lo spazio e il senso del manga in questo prossimo futuro?

Per il mercato italiano non mi viene da spendere neanche due parole, le possibilita' per fare una "cosa fatta bene" ci sono sempre state ma ha prevalso la politichetta imprenditoriale di spremere l osso fino al possibile. Non c e' piu' amore editoriale nei manga da circa un decennio...e si e' visto.


Buta