Quest'anno Zio Paperone compie 70 anni. Per celebrare l'evento, questo autunno/inverno usciranno diverse pubblicazioni. Tra le più interessanti, segnalo "Paperone - un patrimonio di storie" della casa editrice Giunti. Si tratta di un bel tomo di grande formato (25,5 x 30 centimetri) composto da 288 pagine al prezzo di 24,90 euro. Al suo interno parecchie storie a fumetti che ripercorrono la vita editoriale del papero e alcuni redazionali, affidati a diversi articolisti, che ne tracciano l'evoluzione col passare delle decadi. Tra tali articolisti vi è anche il vostro amichevole Castellazzi di quartiere.
lunedì 28 agosto 2017
martedì 22 agosto 2017
ADDIO A SERGIO ZANIBONI
Apprendo solo ora, da Marcello Toninelli, che il 18 si è spento Sergio Zaniboni. Veterano del fumetto italiano, magari lo ricorderò in seguito con una scheda. Ora, però, mi viene in mente un aneddoto personale divertente che lo riguarda. L'unica volta che lo incontrai personalmente era a una piccola mostra (non ricordo né quale, né dove). C'ero andato con mia moglie, Adriana, che non è mai stata una grande appassionata di fumetti, ma qualcosa ha dovuto imparare per forza vivendo in una casa piena di volumi. Ci eravamo separati per qualche istante e, quando la ritrovai, era in compagnia di Zaniboni, che le stava firmando qualcosa. Vedendoli insieme, esclamai "ah, hai conosciuto il buon Zaniboni." Mia moglie arrossì e io non capivo perché, allora mi spiegò: aveva scambiato Zaniboni per un disegnatore di Ken Parker e gli aveva chiesto un disegno di Ken. Zaniboni non se l'era presa e le autografò una piccola stampa con Tex e Diabolik (il disegno che allego). Insomma, un grande anche nella vita. Grazie a lui, sono venti anni che prendo in giro mia moglie per l'errore. Grazie, Sergio, ci mancherai.
domenica 20 agosto 2017
AUGURI A SERGIO TOFANO
Due passioni, quella per il teatro e quella per il disegno, destinate ad accompagnarlo per tutta la sua vita.
Nel 1917 crea il Signor Bonaventura per il Corriere dei Piccoli, settimanale di cui diventa uno dei personaggi bandiera. Pubblicate per la prima volta il 28 ottobre del 1917, le avventure di Bonaventura, sceneggiate disegnate e verseggiate da Tofano, occuperanno per oltre quarant’anni le pagine del magazine per bambini.
Ma il fumetto, al tempo in rima e diretto a un pubblico di piccini, è solo una delle molteplici espressioni del talento grafico e narrativo di Sto. Negli anni Venti, in contemporanea con Bonaventura, l’eclettico artista si dedica anche a storielle da pubblicare in volumi, come Storie di Cantastorie e Cavoli a merenda, che rappresentano un po’ il contraltare dei fumetti pubblicati sul Corriere dei Piccoli. Mentre in questi ultimi predomina il disegno su testi in rima, nei libri le parole, sempre in rima, acquisiscono maggior peso rispetto alle immagini. Il risultato finale, tuttavia, non è dissimile, giungendo a filastrocche divertenti supportate da un disegno molto moderno per l’epoca, conciso, essenziale, di un perfetto minimalismo. Un concentrato di personaggi surreali e immediatamente simpatici, nonché una delle tante alchimie tra immagini e parole, via di mezzo tra fumetto e narrativa.
Nel 1923 sposa Rosetta Cavallari, compagna nella vita e nella professione, dato che lavora con Tofano in qualità di attrice e costumista. Comincia a cimentarsi, felicemente, quale illustratore di grandi classici della letteratura, tra cui Le avventure di Pinocchio, senza abbandonare la collaborazione coi periodici, che lo porta a disegnare per svariate testate, anche straniere, come la pubblicazione satirica argentina El Hogar e la rivista statunitense di moda Vanity Fair.
Nel frattempo, la fama di Bonaventura continua a crescere e il personaggio, a partire dal 1927, esce dalle vignette per esordire sul palcoscenico, grazie all’interpretazione dello stesso Tofano, che non manca poi di pubblicare tali avventure in volume corredandole con illustrazioni.
Anche la pubblicità è attratta da quel suo disegno pulito e comunicativo, vagamente debitore nei confronti del futurismo, così importanti marchi italiani desiderano affiancarlo ai propri prodotti. Per Barilla e Zucca realizza le figurine di un famoso concorso del 1937, mentre per Campari è autore di numerose campagne.
Sul fronte teatrale, nel 1927 forma la propria compagnia assieme a Checco Rissone e Luigi Almirante, comincia inoltre a rivestire i ruoli di autore, regista, scenografo e costumista. Recita anche in opere altrui, per esempio indossando i panni del professor Toti in Pensaci, Giacomino! di Luigi Pirandello. Negli anni Trenta approda al cinema, e nel 1943 scrive (con l’aiuto di Cesare Zavattini), interpreta e dirige il film Gian Burrasca.
Nel secondo dopoguerra importanti registi lo chiamano ancora sul set, così grazie a Luchino Visconti fa parte del cast di Il Giardino dei ciliegi e di Troilo e Cressida, mentre per Giorgio Strehler interpreta testi di Buchner e Goldoni.
Negli anni Sessanta è anche attore televisivo, pur continuando a frequentare cinema e teatro e impegnandosi nel ruolo di insegnante di recitazione all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica di Roma.
Non dimentica neanche la propensione al disegno, illustrando il Marcovaldo di Italo Calvino su espressa richiesta dello scrittore.
Muore a Roma il 28 ottobre 1973, riconosciuto come uno dei più importanti artisti italiani del Novecento.
domenica 13 agosto 2017
sabato 12 agosto 2017
CHI DI COSPLAYER FERISCE…
lunedì 7 agosto 2017
T-SHIRT
Per puro divertimento, ho postato sulla mia pagina Facebook (venite a trovarmi anche lì) una foto al giorno di mie t-shirt a tema fumetto e SF. Ne posto qualcuna anche qui.
mercoledì 2 agosto 2017
ARRIVA POPEYE!
Dal 4 agosto, con Gazzetta dello Sport, arriva la collezione dei fumetti di Braccio di Ferro (alias Popeye). Ne approfitto per postare una scheda da me realizzata per un'enciclopedia del fumetto mai pubblicata.
mercoledì 5 luglio 2017
LA DONNE DI HUGO PRATT
Le donne dei fumetti di Pratt possono portano con sé l'odore di spezie e di mare, il rumore delle onde e del vento, il silenzio del deserto. Sono il ritratto di mille altre donne incontrate nella realtà: in Africa, in Asia, nel Pacifico. L'universo di Corto Maltese, alter ego cartaceo del nostro, è pieno di queste donne. Da Bocca Dorata a Venexiana Stevenson, da Pandora a Banshee O'Dannan, da Morgana a Esmeralda. Avventuriere, spie, rivoluzionarie, streghe, fate e ogni altra cosa. Le donne di Corto sono belle (ma quasi mai appariscenti) e intelligenti, mai succubi degli uomini. Possono essere travolte dai sentimenti, ma alla fine sono abbastanza forti far prevalere la ragione, dimostrando in fondo di essere meno sentimentali di un Corto che si finge cinico senza esserlo. Non a caso sono proprio le donne a prendere le decisioni finali nelle sue storie amorose, lasciandolo sempre solo a vantaggio di un meccanismo narrativo che lo preferisce eterno libero per terre lontane e misteriose, ma lo condanna a una altrettanto eterna solitudine del cuore.
Si finge cinico Corto, in realtà molto spesso le donne sono state la sua salvezza, la sua ancora di salvataggio. “Le donne avrebbero dovuto essere la mia rovina da tempo oramai”, dice Corto a bocca Dorata, ma ancora una volta si finge cinico, sapendo dentro di sé che la verità è un’altra e che il più delle volte sono state per lui ancore di salvataggio, cosa non da poco per un marinaio.
Ma prima delle donne di Corto c'è stata Anna Livingston di Anna nella giungla. Questa ragazzina nell'Africa tra le due guerre mondiali mostra di avere più furbizia e sangue freddo degli ufficiali inglesi di stanza nel villaggio di Gombi, avamposto militare di un continente ancora tutto da esplorare. Già nel primo episodio Anna rivela di che pasta è fatta, salvando tutto il villaggio dagli indigeni sul piede di guerra. Sa badare a se stessa Anna, prototipo delle donne prattiane , di queste donne apparentemente fragili e invece molto forti, di queste figlie dell'avventura che dell'avventura hanno dovuto farsi carico anche del lato doloroso, lasciando a Corto e a Pratt la libertà di continuare a rincorrere il sogno di nuovi viaggi, nuovi luoghi, nuove donne.
martedì 13 giugno 2017
DOVE TROVI LE IDEE?
A chiunque lavori in ambito creativo prima o poi qualcuno pone la domanda "dove trovi le idee?" Ecco la risposta di Al Hirschfeld.
martedì 6 giugno 2017
UNO STRANO GATTO
Esiste un luogo dove i topi amano i gatti e questi ultimi passeggiano sulla Luna, mentre cani ed esseri umani sono costretti a subire le loro stravaganti angherie. Tale incredibile mondo non si trova in un'altra dimensione o su un pianeta alieno, ma proprio qui, sulla Terra, tra le pagine di quegli illustratissimi e variopinti albi che chiamiamo fumetti. Simpatici e pestiferi felini albergano infatti nel mondo delle nuvolette sin dalle origini di questo particolare medium, caratterizzandosi per originalità e forza trasgressiva. I mici di carta pur apparendo talvolta estremamente differenti da quelli reali per aspetto e comportamento, riescono tuttavia a mantenere intatta la loro essenza, la loro felinità, quello strano ossimoro esistenziale che li rende animali domestici e selvatici al medesimo tempo, pronti a convivere con gli esseri umani ma solo alle proprie condizioni. Una contraddizione che nelle tavole disegnate si manifesta attraverso nonsense, ardite soluzioni grafiche, strizzatine d’occhio all’arte moderna, desiderio di indipendenza e trasgressione. Il Big Bang di questo particolare universo, che spesso viola le leggi della fisica che conosciamo, è datato 1910, quando prende vita la prima striscia avente quale protagonista un gatto. Si tratta di Krazy Kat, una decisamente talmente innovativa per quei pionieristici anni. Il suo creatore, George Herriman, imbastisce un teatrino con pochi personaggi e un copione dalle regole tanto rigide quanto libere e innovative. Nell’immaginaria città di Coconino il gatto Krazy Kat (di cui non viene specificato il sesso) è innamorato del topo Ignatz. Quest’ultimo risponde lanciandole un mattone e finendo in gattabuia grazie all'intervento del cane poliziotto Offissa Pupp, a sua volta infatuato di Krazy che si dispera per il destino del topo. Herriman, senza saperlo, ha gettato le basi per una visione dei gatti, surreali e anarchici, destinata a tenere banco fino ai giorni nostri. Così, nel successivo Felix the Cat (noto in Italia anche come Mio Mao) mutano personaggi e luoghi ma la musica non cambia. Creato nel 1917 da Pat Sullivan come cartone animato, nel 1923 Felix viene trasformato in fumetto da Otto Messmer. Si tratta di un gatto dai comportamenti umanizzati ma dotato di una logica assurda, tanto che nelle sue avventure tutto è possibile, con oggetti che si trasformano e comiche situazioni ambientate sulla Luna.
Le mode passano, ma la pervicace indipendenza dei gatti non tramonta. Non stiamo qui a elencarli tutti, anche perché non basterebbe un libro, e arriviamo subito al soggetto principale di questa recensione. Negli anni Ottanta l’italiano Franco Matticchio comincia a scrivere e disegnare brevi storie di Jones, un gatto antropomorfo che ha ben assorbito e rielaborata la lezione di Herriman. Storie talvolta mute, nelle quali può succedere di tutto e dove le regole della realtà sembrano non valere, lasciando spazio a un mondo onirico e visionario del quale Jones è talvolta protagonista involontario e talvolta solo spettatore. Forse, il suo assumere forma semiumana ne ha indebolito l’essenza felina, quasi onnipotente, dei suoi predecessori di carta e di china, pur mantenendolo molto più incontrollabile, mutevole e inarrestabile, di noi semplici umani.
Il suo nome completo è Ezekkiah Jones, ma da bambino lo chiamavano semplicemente Zeke. Ha una benda da pirata sull’occhio sinistro (sin da bambino) ma non si sa il perché. A chi scrive questo suo aspetto polifemico ricorda un vecchio sketch del comico Francesco Salvini, che aveva battezzato col nome Categorico un pupazzino saltellante con un solo occhio, che (proprio perché monocolo) a suo dire aveva un solo punto vista ed era perciò categorico nelle sue opinioni. Ma a parte questa menomazione fisica i due sono molto differenti, perché Jones appare aperto a ogni soluzione incredibile, muovendosi in brevi racconti ove tutte è possibile. Potremmo dire che i suoi disegni sono principalmente in bianco e nero, ma nelle sue storie ne succedono di tutti i colori. Quindi, Jones litiga con un cuscino che prende vita, insegue il suo cappello su alberi che sembrano non avere mai fine, vede crescere e prendere vita i fiori sulla sua camicia hawaiana. All’inizio si stupisce anche lui di tante stravaganze, ma poi si lascia trasportare da esse, novello Gulliver del sogno e del nonsense. D’altra parte, se può esistere un gatto antropomorfo possono esistere anche luoghi fantastici ove sogno e realtà si confondono, convivono e talvolta lottano tra loro. Anche se non è chiaro quale sia il vincitore. Con un tratteggio dal sapore vagamente ottocentesco e storie che ricordano la slapstick comedy e il limerick per immagini invece che per versi, Jones è un novello Alice in fumetti di meraviglie. Che importa se le trame non hanno senso (ma veramente non ne hanno?), l’importante è che ci incantino e ci trascinino al loro interno trasformando anche noi, per il tempo della lettura, in piccoli Jones e in piccole Alici.
Jones e altri sogni
Rizzoli Lizard
pp. 252
euro 25,00
domenica 14 maggio 2017
AUGURI, ANDY!
martedì 9 maggio 2017
FANTASCIENZA E SUPEREROI
Jack Kirby (1917-1994), definito “The King” (Il Re), dai suoi numerosi fan in tutto il mondo, è stato un artista che ha avuto il coraggio e la forza di forzare il canone vigente per imporre il proprio. Attivissimo tra gli anni Cinquanta e gli anni Settanta, Kirby si è occupato soprattutto di disegnare albi di supereroi, filone molto popolare negli Stati Uniti che ha contribuito a costruire e arricchire. Uomini generalmente in calzamaglia, o comunque con vistose divise, dotati di superpoteri grazie ai quali si impegnano nel combattere minacce di ogni tipo, dai comuni delinquenti a invasori extraterrestri. Inizialmente, il canone grafico alla base dei disegni di tali storie è abbastanza tradizionale e di matrice realistica, ma a partire dagli anni Sessanta Kirby lo stravolge. È come se pensasse “questi personaggi hanno poteri straordinari, vengono coinvolti in scontri stupefacenti, affrontando pericoli incredibili, perché anche il modo di rappresentarli non può essere straordinario?” Così le sue anatomie cominciano a deformarsi, i muscoli si gonfiano, gli arti si allungano, le bocche si spalancano, gli occhi si sbarrano. Nella foga della lotta, al culmine del pathos, tutto diviene esagerato, ma intelligentemente esagerato. Non solo, Kirby ama le splash page (vignette a tutta pagina), addirittura le doppie splash page e esagera anche nella rappresentazione della tecnologia, figlia di gigantismo e geometria, con pistoloni squadrati, carri armati grandi come edifici e schermi di computer enormi come quelli da stadio.
Tutto questo è (anche) OMAC, serie di metà anni Settanta di cui Kirby realizzò sia testi sia disegni. OMAC è l’acronimo di One Man Army Corp (Esercito di un solo uomo), in origine un comune essere umano (Buddy Blank) che, per mano dell’Agenzia di Pace, viene trasformato in una sorta di super agente mondiale tramite l’utilizzo di fantomatici raggi inviatigli da un satellite nello spazio, noto come Brother Eye, che lo foraggia anche con informazioni ed eventuali ulteriori poteri. In tale veste OMAC affronta criminali e dittatori del futuro che utilizzano potere, armi e tecnologia ai propri malvagi fini. Come avrete compreso, i testi non erano certo il punto forte di Kirby, che puntava su trame lineari e abbastanza scontate, dove i “cattivi” erano cattivi tout-court e si distinguevano immediatamente dall’aspetto, mentre i buoni avevano personalità scolpite nella roccia come i loro muscoli, senza altro pensiero o scopo se non prendere a cazzotti i cattivi di cui sopra.
Nonostante questo, OMAC si lascia leggere, soprattutto a fronte dei cataclismatici disegni di Kirby, che nei supercombattimenti ci sguazza, e che per il futuro distopico ha sempre avuto una grande passione, controbilanciandolo ovviamente con la figura dell’eroe di turno, sorta di dio greco di tempi moderni ed esageratamente tecnologici. Una lettura che sa di fantascienza retrò e di infantili supereroismi, ma che i fan del Re (incluso il sottoscritto) amano alla follia poiché da essi soggiogati da bambini. Se già amate Kirby, OMAC fa per voi, se invece non lo conoscete vi consiglio di provarlo, ma guardandolo con gli occhi di un fanciullo che per la prima volta osserva le stelle e ne rimane abbagliato pur senza comprenderle appieno.
In chiusura, una nota sulla colorazione. Negli anni Settanta il modo di colorare i fumetti americani era molto diverso da quello attuale, più “forte”, più eccentrico, più pop. Inoltre, per motivi tipografici, i colori che non fossero di base (rosso, magenta, giallo e ciano) venivano resi con matrici di puntini di questi ultimi (una sorta di pointillismo pop) che opportunamente dosati e mischiati davano vita a un tripudio di verdi, gialli accecanti, rossi vivaci, viola e blu che rendevano magari un po’ kitsch, ma sicuramente affascinanti e grandiosi i personaggi e il loro mondo. Furono anche quei puntini a ispirare la pop art e autori come Roy Lichtenstein e Andy Warhol, che li ripresero nelle loro opere accentuandone ulteriormente dimensioni e vivacità. Un’esplosione cromatica che si è cercato di rispettare in questa nuova edizione di OMAC ricolorata però perdendo i “puntini” a causa dell’utilizzo di tecniche moderne, che probabilmente appariranno migliori ai lettori odierni, ma che lacerano il cuore di vecchi fan e appassionati di pop culture che hanno vissuto ai tempi d’oro dei “pallini colorati”. Il tempo passa, il canone cambia.
OMAC di Jack Kirby
RW Edizioni
pp. 176, euro 18,95
mercoledì 26 aprile 2017
LO SAPEVI CHE… PREISTORICO
Dal vostro amichevole Castellazzi di quartiere un "lo sapevi che…" a tema dinosauri (che vendono sempre, un po' come cani, bimbi e donne gnude). A me piace la grafica shocking.
lunedì 24 aprile 2017
giovedì 20 aprile 2017
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