lunedì 15 novembre 2010

BAT-STRIPS


Batman non è sempre stato come lo conosciamo oggi. Il personaggio cupo, talvolta persino tormentato, impegnato in realistiche storie poliziesche e dotato di una tecnologia avveniristica ma credibile dei giorni nostri, fino alla seconda metà degli anni Sessanta vantava caratteristiche molto differenti. Certamente, nella sua prima versione – Batman nasce nel 1939, sul numero 27 del comicbook Detective Comics – il creatore Bob Kane lo dipinse come un giustiziere spietato e solitario, disposto anche a eliminare fisicamente i suoi avversari. Ben presto, però, le atmosfere delle sue storie cominciarono a stemperarsi. Con l’arrivo di Robin, avvenuto nel 1940, divennero dei polizieschi più blandi, infarciti di personaggi grotteschi, trovate umoristiche, esagerazioni poco credibili. Il disegno si allineò alle trame, grazie a un protagonista dal corpo muscoloso e tondeggiante e dalla mascella squadrata, a un tratto semplice, a tavole che erano un misto di pop art e di trovate naif. La serie piaceva così, portando anche a produzioni televisive che ne esaltavano il lato giocoso e camp, e che a loro volta influenzavano il fumetto in una sorta di circolo vizioso. Tutto, appunto, fino a metà anni Sessanta, quando un forte calo delle vendite spinse la DC Comics, editore del personaggio, a un cambiamento drastico, che trovò definitiva maturazione negli anni Settanta (quando cessò la forte influenza del popolarissimo telefilm interpretato da Adam West) con un Batman ormai maturo e realistico nelle storie come nei disegni. Ma ciò che ci interessa esaminare in questa sede è proprio il periodo più “leggero” del personaggio, in particolare quello delle strisce degli anni Quaranta.

SI STAMPI!
Attualmente negli Stati Uniti il mezzo trainante, da un punto di vista artistico oltre che commerciale, per i fumetti è considerato il comicbook. Negli anni Trenta e Quaranta, al contrario, “padrone del mercato” erano le strisce (quotidiane e settimanali) pubblicate sui newspapers. I fumetti più famosi e gli autori più validi lavoravano per i syndicates che fornivano decine e decine di serie alle centinania di quotidiani, locali e nazionali, degli States. Si parla di fumetti del calibro di Buck Rogers, Flash Gordon, Tarzan, Prince Valiant e di fumettisti superstar come Alex Raymond, Hal Foster, Milton Caniff, ecc. ecc. La neonata industria del comicbook per quanto frizzante, colorata e in forte ascesa, non poteva competere con i veterani della nona arte e con i loro personaggi, che già vantavano milioni di lettori grazie anche a una diffusione capillare e in un certo qualmodo gratuita (i fumetti erano inclusi nel costo del quotidiano). Non sorprende, quindi, che quando Bob Kane si vide proporre la possibiltà di pubblicare il suo Batman sotto forma di strisce fece un balzo sulla sedia e accettò immediatamente. Addirittura, affidò il comicbook ad altri autori per dedicarsi completamente alle strips. Nel corso dei decenni Batman è apparso in cinque differenti occasioni sui quotidiani (1943, 1953, 1966, 1978, 1989), ma è nelle storie pubblicate tra il 1943 e il 1946 (più esattamente le dailies dal 35 ottobre ’43 al 2 novembre ’46, le sundays dal 7 novembre ‘43 al 27 ottobre ’46), sotto il titolo “Batman and Robin”, che emerge lo spirito avventuroso e un po’ infantile del periodo. Inoltre, le strisce quotidiane sono state disegnate in maggioranza dallo stesso Kane, che proprio su questa produzione ha riversato il suo maggiore impegno come matitista.
Il syndicate delle batstrips era McClure, che per il lancio del noto personaggio sui quotidiani (e invogliare gli stessi ad acquistare le strisce) diede vita a una serie di iniziative promozionali. Innanzitutto vennero realizzate sei strisce introduttive (testi di Bill Finger, matite di Bob Kane, chine di Charles Paris), leggibili autonomamente, che non narravano una storia ma presentavano il personaggio e il suo mondo. Il dinamico duo, le origini di Batman, il maggiordomo Alfred, il batsegnale, la batcaverna, la batmobile e il batplane, beneficiarono ognuno di una striscia (in 3 o 4 vignette) in grado di rendere familiari personaggi e loro avventure anche a lettori che non ne avessero mai visti i comicbook. La McClure realizzò anche un fascicolo di dodici pagine per presentare la serie ai potenziali acquirenti, i quotidiani, inserendovi le sei strisce introduttive, due settimane di dailies (quindi altre 12 strisce), una tavola domenicale e altro materiale promozionale. Per i lettori veri e propri, invece, alcuni quotidiani stamparono dei piccoli gadget. Il Philadelphia Record distribuì 250.000 mascherine di carta di Batman, che sul retro riportavano la pubblicità della serie. Ovviamente apparirono pubblicità sui quotidiani che avrebbero ospitato la striscia, mentre la DC Comics pubblicò (ma solo nel 1945) su Batman e Detective Comics l’invito ai lettori dell’uomo pipistrello a scrivere al quotidiano della loro città perché pubblicasse le strisce dei loro beniamini.

GLI AUTORI
Come si è visto, inzialmente fu Bob Kane a sostenere la maggior parte del lavoro come matitista, ma ben presto dovette chiedere aiuto ad assistenti e colleghi. Il creatore di Batman cedette quasi subito le sundays per concentrarsi sulle dailies. Realizzò, infatti, solo le prime dieci tavole domenicali, affidandole poi alla matita di Jack Burnley che se ne occupò fino alla fine con due sporadiche interruzioni: un breve ritorno di Bob Kane sulle tavole dalla 86 alla 90, e un aiuto di Fred Ray dalla 133 alla 137. I testi erano principalmente di Bill Finger, ma molti anche di Al Schwartz.
Le strisce quotidiane, disegnate per la maggior parte da Kane beneficiarono delle chine di Charles Paris. Solo in alcune sequenze, per motivi vari, Kane dovette chiedere l’aiuto del solito Jack Burnley. Da segnalare anche una breve storia (“A Change of Costume”) firmata da Dick Sprang, tra il febbraio e il marzo del 1946, nella quale il disegnatore dà una forte impronta personale e, approfittando della presenza di un ballo in maschera nella trama, pigia l’acceleratore sul grottesco. Inoltre, il Batman di Sprang, soprattutto negli anni a venire, è destinato a divenire l’immagine icona dell’uomo pipistrello del periodo, grazie al fisico possente e allo squadrato volto sorridente che Sprang dipinge con grande naturalezza.
Una curiosità, tutte le strisce quotidiane (a parte le sei introduttive) furono disegnate su carta Craftint, un supporto molto usato dai disegnatori del tempo, che permetteva di creare delle retinature applicando sulla carta un particolare liquido tramite un pennello. In altre parole, sulla carta erano stampati i puntini, ma questi diventavano visibili, ovvero neri, solo a contatto con lo specifico liquido. La Craftint permetteva di creare zone grige senza bisogno di applicare retini. Kane utilizzò solo Craftint puntinata, ma ne esistevano anche con motivi a righe. Ai giorni nostri questo tipo di carta non viene più prodotto.


LE DAILIES
Per il lettore del ventunesimo secolo immergersi nella lettura delle strisce di Batman degli anni Quaranta è un po’ come fare un viaggio nel tempo per scoprire un personaggio molto differente da quello attuale. Quasi sempre composte da quattro vignette, tre se era necessario fornire una panoramica del luogo in cui era ambientata l’azione, le strip erano disegnate con un tratto semplice. D’altra parte, Bob Kane ha sempre avuto una “visione sintetica” del medium fumetto, che a suo avviso non doveva puntare troppo al realismo, in altre parole preferiva la stilizzazione a un tratto troppo illustrativo (questo tra l’altro fu motivo di attrito col più illustrativo Jerry Robinson, suo assistente sul comicbook di Batman). Le strisce, con il loro spazio limitato e la necessità di usare pochi ed efficaci tratti ben si coniugavano quindi con la sua idea di comics, in buona parte mutuata proprio dalla passione nei confronti delle strisce di suoi illustri colleghi. Il Batman delle dailies vanta quindi un tratto pulito, cartoonistico, che pone attenzione ai contrasti tra bianchi e neri, ma fa uso anche del grigio grazie alla retiatura. Kane si prodigò nel rendere più avvincenti strisce e singole vignette attraverso un capace uso delle inquadrature, fu infatti uno dei primi autori a usare in tale ambito inquadrature mutuate dal cinema: viste dall’alto, viste dal basso, frequenti cambi d’angolazione. Per quel che riguarda i personaggi, la mascellona di Batman e taluni cattivi dai volti grotteschi traggono ispirazione da Chester Gould e dal suo Dick Tracy, autore e personaggio apprezzati da Kane. Alcuni affascinanti e prorompenti characters femminili, invece, hanno probabilmente un debito con le poppute ragazzone di Al Capp e della serie Li’l Abner in particolare. A Bob Kane, insomma, lo spazio ridotto della striscia non pesa, al contrario gli consente di portare avanti la propria idea di fumetto. I testi di Bill Finger sono a loro volta semplici, una trama doveva dipanarsi e concludersi mediamente in 60 strisce.
In queste storie Batman fa uno scarsissimo uso di bat-gadget (decisamente più sfruttati in altri periodi e sul comicbook), e a parte qualche batboomerang e l’onnipresente batmobile (quella kitsch con “muso” di pipistrello), entrano in azione solo i poderosi muscoli del dinamico duo.
Sul fronte degli avversari sono completamente aboliti i superpoteri, tanto che si fatica a catalogare la striscia come supereroistica, dato che a parte qualche costume sgargiante e atteggiamenti stravaganti non sono presenti elementi che vadano oltre l’umano. Quasi assenti anche le apparizioni di nemici famosi, che ammontano al solo Joker, che fa capolino esclusivamente nella terza avventura.

LE SUNDAYS
Per quanto pubblicate nello stesso periodo, le dailies e le sundays presentavano svariate differenze, inclusa, ovviamente, quella del colore presente solo sulle seconde come da tradizione. La gabbia della tavola era molto rigida, impostata su quattro strisce di tre vignette ognuna, con la sola esclusione della prima striscia con due vignette di cui la prima grande il doppio per contenere logo e breve riassunto. Molto raramente, quando era necessario disegnare ambienti spaziosi, altre vignette raddoppiavano le loro dimensioni. In molte tavole era presente un espediente grafico ricorrente, una vignetta contenente un cerchio entro il quale era racchiuso il disegno, a sottolineare un momento particolarmente importante o semplicemente per “staccare”, creando una certa varietà grafica all’interno della pagina. Poiché affidate principalmente a Jack Burnley, le domenicali si differenziavano leggermente dalle quotidiane dal punto di vista del disegno. Burnley, infatti, aveva un tratto leggermente più dettagliato e realistico di quello di Bob Kane, mantenendo però inalterata la granitica figura di Batman.
Infine, chi volesse visionare oggi questo interessante lavoro, ancora apprezzabie seppur molto differente dalle produzioni attuali, potrà farlo a un prezzo tutto sommato contenuto, dato che dailies e sundays sono tate ristampate da Sterling Publishing in due bellissimi volumoni che costano, rispettivamente, 20,00 e 14,95 dollari. Buona lettura.


Le immagini in ordine di apparizione:
- Dettaglio dell’illustrazione di Dick Sprang realizzata per la cover del volume dedicato alle Sundays.
- Daily del 27 marzo 1944. È visibile la linea lungo la quale i quotidiani con poco spazio potevano tagliare orizzontalmente la striscia rendendola più “bassa”. Notare anche il marchio Craftint sulla carta (l’immagine si riferisce infatti all’originale della strip, non alla sua versione stampata).
- La prima tavola domenicale di Batman and Robin.
©DC Comics

venerdì 12 novembre 2010

GIORNALISTI

"I giornalisti onesti ci sono. Soltanto costano di più."
Mark Twain

SEMPRE MEGLIO CHE LAVORARE! 30

In questo spazio sono raccolti aneddoti sulla vita editoriale. Cose che mi sono capitate personalmente o che mi hanno raccontato colleghi. Tutto quanto riportato è vero. Si tratta inoltre di una rubrica “aperta”, in altre parole se volete contribuire raccontando qualcosa di simile accaduto a voi mandatemi una mail, garantisco l'anonimato di tutti, “vittime” e “colpevoli”.

Raccontatomi da un librario. Telefonata a uno dei principali distributori di comicshop: “Salve, dovrei ordinare delle copie dell’Almanacco del West della Bonelli.” Risposta dell’impiegato: “Cos’è un Bonelli?”. In effetti non si può pretendere una conoscenza tanto approfondita del mondo del fumetto…

martedì 9 novembre 2010

FUMETTISTI MESSI A NUDO


Se vi piace la rubrica di questo blog dal titolo "Sempre meglio che lavorare" apprezzerete molto il libro di Bryan Talbot (noto fumettista inglese, autore tra l'altro di Luther Arkwright e di "La storia del topo cattivo") "Il fumetto a nudo" (Comma 22, 12 euro). Non si tratta di un fumetto, ma di una sorta di diario di ricordi e di raccolta di testimonianze, raccontati in brevi "istantanee", che svelano il lato privato dei fumettisti, soprattutto le loro disavventure a fiere, convention, incontri pubblici e avvenimenti simili. Eventi tragicomici che solitamente circolano solo tra gli addetti ai lavori. Il libro scorre velocemente e strappa parecchie risate, ma smonta anche molti miti. Personalmente, una delle impressioni che ne ho ricavato è che i fumettisti inglesi (essendo Talbot inglese, molti aneddoti riguardano suoi connazionali) sono una banda di alcolizzati. Inoltre, non vedrò più con gli stessi occhi le opere di Grant Morrison, autore che apprezzo molto, adesso che ho scoperto che si è letteralmente cagato addosso in aereoplano a causa di un cocktail di droghe. Insomma, leggete il libro a vostro rischio e pericolo, io però ve lo consiglio caldamente.

9 NOVEMBRE

"Era il nove di novembre, la vigilia del suo trentottesimo compleanno, come avrebbe spesso ricordato in seguito.
Stava tornando a casa a piedi dopo aver cenato da Lord Henry, avvolto in una pesante pelliccia perché la notte era fredda e nebbiosa. All'angolo di Grosvenor Square con South Audley Street un uomo lo superò nella nebbia, camminando di fretta e con il bavero dell'ulster grigio rialzato. Teneva in mano una borsa. Dorian lo riconobbe. Era Basil Hallward. Una strana, incomprensibile paura, che non sapeva spiegarsi, lo assalì. Non fece segno di riconoscerlo e proseguì speditamente verso casa.
Ma Hallward lo aveva visto. Dapprima, Dorian lo sentì fermarsi sul marciapiedi e quindi inseguirlo. Dopo un istante sentì la sua mano posarsi sul braccio."

da "Il ritratto di Dorian Gray" di Oscar Wilde, del 1891

SEMPRE MEGLIO CHE LAVORARE! 29

Raccontatami da un manager. In una libreria una signora chiede un libro per il nipotino. Il libraio prende da uno scaffale una copia di Pinocchio e glielo porge. La donna: “ma è un libro vecchio”. Il librario: “sì, ma il nipotino è nuovo!”

domenica 7 novembre 2010

NUOVI PERSONAGGI IN 3D


A quanto pare la collezione di personaggi di fumetti in metallo della Hobby & Work, "I protagonisti dei fumetti 3D collection", sta riscuotendo un discreto successo, dato che la lista di characters comincia ad arricchirsi. Tra le future uscite, dopo un gran numero di personaggi bonelliani, vi saranno anche lo Sconosciuto, Bonaventura e Tiramolla.

7 NOVEMBRE

"Così rientrammo in Russia alle otto del mattino, il sette novembre 1938, a piedi, dalla parte del torrente, dov'era stata l'isba di Adamo. Al suo posto il granduca vide un alveare umano a dieci piani di mattoni scuri, brulicante di vite: a quell'ora, camminando sul marciapiedi, poteva sentire le grida delle donne, le voci dei mariti, lo sbattere delle porte, un ronzio confuso e modulato a tratti, come di canto.
'Le radio, Altezza' gli chiarì Ourousov, cogliendo la sua perplessità, 'scatole che riproducono le voci anche a mille verste di distanza. La maggior parte di loro le adopera pere non ascoltare nessuno e per non rimanere mai soli a pensare'."

da "La principessa e il drago" di Roberto Pazzi, del 1986

SEMPRE MEGLIO CHE LAVORARE! 28


Trovato casualmente leggendo il blog di un disegnatore di fumetti. L'autore in questione si è visto arrivare una mail da un editore per cui in passato aveva realizzato delle tavole per un progetto poi mai realizzato. L'uomo gli comunicava la sua intenzione di venderle su ebay, ma per risparmiare tempo se l'autore le voleva poteva fare un'offerta in blocco. L'artista, esterrefatto, rispondeva che le tavole erano sue, non erano mai state cedute in alcun modo, solo prestate (come si fa sempre) per essere scansionate per la stampa (che non vi è neanche stata). Intimava quindi all'individuo di restituirgliele immediatamente e senza alcun costo. L'uomo, con una faccia tosta invidiabile, rispondeva che non se ne parlava neanche, che gli avrebbe fatto un prezzo di favore, e che se fosse stato accusato di furto avrebbe detto che le tavole non le aveva. Insomma, un delinquente di prima categoria.

lunedì 1 novembre 2010

BUON COMPLEANNO, DIABOLIK


Il primo numero di Diabolik esce il primo novembre del 1962. Diabolik è un ladro spietato e quasi sempre vincente. Fidanzato inizialmente con Elisabeth Gay, nel terzo numero della serie incontra la bellissima Eva Kant, che diventerà la sua compagna di vita; il loro costante scopo è rubare denaro e gioielli.
Sul metro e ottanta, circa 78 chili, capelli neri e occhi grigi, Diabolik è forse il ladro più ricercato del mondo, anche perché per mettere a segno i suoi colpi non esita a uccidere (ma per la verità questo avveniva più spesso in passato). Il suo comportamento viene dalla necessità di dimostrare la propria superiorità rispetto al resto del genere umano, fatto per lui molto più importante del bottino in sé.

1 NOVEMBRE

"La Natura, la quale ci ha giocato più di un tiro mancino, mescolando in parti ineguali argilla e diamante, per poi imbottirne una forma spesso tra le più incongrue, dando al poeta la faccia di un beccaio e al beccaio i tratti d'un poeta; la Natura che si diletta di intorbidare e complicare le cose al punto che neppure oggi (il 1° novembre 1927) sapremmo dire perché saliamo le scale di casa nostra e perché ne discendiamo (i nostri movimenti più consueti sono come il viaggio di una nave su di un mare ignoto, e quando il marinaio dall'albero maestro, puntando il cannocchiale all'orizzonte, domanda: 'Terra? Sì o no?', noi, se ci atteggiamo a profeti , rispondiamo 'Sì', ma a voler essere veritieri dovremmo dire 'No'); la Natura, che di tante cose dovrà rispondere, oltre la prolissità forse alquanto gravosa di questo periodo, la Natura, dunque, si è compiaciuta di imbrogliare ancora la matassa, fomentando la nostra confusione, quasi non le bastasse l'avere fatto di noi dei fantocci tra i più bizzarri e disperatamente costruiti (un fondo di pantaloni di gendarme sposato al velo nuziale della regina Alessandra) e ha congegnato il tutto in modo che l'intero assortimento fosse riunito da un'unica leggera cucitura. La cucitrice è la memoria, ed è una cucitrice capricciosa la sua parte."

da "Orlando" di Viriginia Woolf, del 1928

SEMPRE MEGLIO CHE LAVORARE! 27

In questo spazio sono raccolti aneddoti sulla vita editoriale. Cose che mi sono capitate personalmente o che mi hanno raccontato colleghi. Tutto quanto riportato è vero. Si tratta inoltre di una rubrica “aperta”, in altre parole se volete contribuire raccontando qualcosa di simile accaduto a voi mandatemi una mail, garantisco l'anonimato di tutti, “vittime” e “colpevoli”.

Un giochetto verbale che faccio spesso con un editore quando mi propone un lavoro.
Domanda: “con questo mi renderai finalmente ricco e famoso?”
Risposta dell'editore: “famoso sicuramente.”
Io percepisco una sottile ironia sul secondo punto della domanda.

domenica 31 ottobre 2010

A LUCCA PIOVE...

Giornata piovosa, quella di oggi a Lucca, nel corso dell'importante manifestazione Lucca Comics and Games. Il maltempo sta dando qualche problema a organizzatori, standisti e pubblico. Alcuni settori della manifestazione, infatti, non sono esattamente al coperto (come il Japan Palace), così piove negli stand, causando danni ai partecipanti. Inoltre il pubblico tende ad ammassarsi negli spazi coperti, evitando di circolare e impedendo (involontariamente) a chi è fuori di entrare. Sembra che gli organizzatori stiano cercando di fare il possibile per provvedere, ma allo stesso tempo non paiono adeguatamente preparati all'eventualità della pioggia (evento non così inaspettato in questo periodo). Una manifestazione di tale portata, che tra l'altro richiede un ingente esborso di denaro per l'affitto di uno stand e un biglietto non economico per il pubblico, dovrebbe prevedere un "piano di emergenza" in caso di maltempo, piano che a quanto pare non esiste.

BUON HALLOWEEN


La festa di Halloween è una delle più popolari negli stati Uniti e da qualche anno sta prendendo piede anche in Italia. La notte del 31 ottobre orde di ragazzini travestiti nei modi più disparati, ma sempre in tema horror (streghe, vampiri, scheletri, ecc.), bussano alle porte delle case e pronunciano la fatidica domanda, “trick or treat?”, traducubile all’incirca come “dolcetto o scherzetto?”. In genere ottengono il primo, un candy da aggiungere al loro personale bottino di cose dolci da portare a casa. Lungo il cammino incontrano giardini e abitazioni ornate in modo spaventoso e divertente allo stesso tempo, con una predilezione per le zucche intagliate a mo’ di faccia e con una candela al loro interno.
La zucca è un elemento ricorrente in Halloween. La leggenda racconta che, nella sua versione originale, si trattava di una grossa rapa scavata, all'interno della quale veniva inserito un tizzone ardente perché diventasse una sorta di lanterna. Furono gli immigrati irlandesi a portare tale usanza negli States, ma dato che una volta arrivati in territorio americano non trovarono grosse rape ma molte zucche, elessero queste ultime quali degne sostitute. La festa di Halloween ha insomma lontane radici europee, coincide infatti con Ognissanti (All Hallows Eve), che in antichità era una festa pagana legata a misteriosi culti e collegata alle streghe. Ai giorni nostri è solo una festa divertente, che gli europei hanno ignorato per lungo tempo, ma che da alcuni anni viene festeggiata con rinnovato entusiamo anche nella vecchia Europa e in Italia in particolare.
Nei fumetti appaiono spesso personaggi e consuetudini di Halloween. In passato la festa è stata citata in molte serie pubblicate in Italia ma magari, proprio perché poco nota, celandone o modificandone le caratteristiche salienti. Basti pensare ai celebri Peanuts, di Charles Schulz, ove il giovane Linus scrive ogni anno a un fantomatico Grande Cocomero perché elargisca doni ai bambini, mentre nell’edizione originale si rivolge a The Great Pumpkin, la classica zucca di Halloween.
La festa ottobrina appare anche in svariati fumetti disneyani, il più famoso dei quali è probabilmente “Trick or Treat”, apparso in Italia col titolo “Paperino e le forze occulte”. L’episodio in questione è realizzato nel 1952 da uno dei più grandi artisti Disney, Carl Barks, che adatta a fumetti l’omonimo cortometraggio in animazione. La storia è pervasa dall’atmosfera tenebrosa di Halloween, mostrando Qui, Quo e Qua indaffarati nel bussare alle porte del vicinato per la consueta raccolta di dolci. L’unico a rifiutarsi di esaudire la loro richiesta è l’ostinato Paperino, che al contrario si accanisce contro i nipotini con i propri scherzi. Ma l’episodio è importante anche perché introduce per la prima volta nei fumetti Disney il personaggio della strega Nocciola, perfettamente a proprio agio nella notte di Halloween, pronta a intervenire per punire il collerico papero.
Anche “Trick or Treat”, nelle sue prime pubblicazioni italiane, vede la festa di Halloween oscurata (trasformata in Carnevale) e solo negli anni Novanta restituita al suo originario splendore, con tanto di zucche e riferimenti precisi.
Il definitivo sdoganamento della festa sui fumetti Italiani avviene con una serie nostrana in cui le streghe hanno un ruolo predominante. Si tratta della famosissima W.I.T.C.H., il cui primo episodio esce nel 2001 e si intitola, guarda caso, “Halloween”. Le quattro protagoniste (Will, Irma, Cornelia e Hay Lin) partecipano con entusiasmo a un festa di Halloween in cui compaiono tutti i riti e gli ingredienti tipici della notte delle streghe: zucche, cappelli a punta, travestimenti, torce, mostri e via dicendo. L’Europa si è riappropriata di ciò che le apparteneva e anche i fumetti ne hanno tratto beneficio.

venerdì 29 ottobre 2010

SERGIO TOPPI


“Nella serie Sulle rotte dell'immaginario abbiamo riunito gran parte dell’opera di Toppi” afferma p.Stefano Gorla, direttore de il Giornalino, “una collana che vuole essere un omaggio all’artista, da 34 anni collaboratore del nostro settimanale. E, soprattutto, la volontà di ricostruire quel viaggio tracciato dallo sguardo dell’autore che si fa pellegrino tra i mondi da lui immaginati. Per questo riteniamo che la proposta sia di particolare interesse per i nostri lettori, perché mirata sulla sensibilità e sulle necessità dei ragazzi. Senza escludere tutti coloro che amano il fumetto di qualità e che, come noi, hanno sognato con le storie di Sergio Toppi”.
“Sulle Rotte dell’Immaginario” sarà inoltre l’oggetto di un’esposizione di tavole originali che si terrà a Milano dal 1° al 15 novembre presso lo Spazio Espositivo “Enzo Biagi” allestito all’interno della Libreria Rizzoli, Galleria Vittorio Emanuele II. Ingresso libero.
Di seguito, l’opera e le date di pubblicazione:
1. AFRICANE – 28 ottobre
2. MEDITERRANEE – 4 novembre
3. EUROPEE – 11 novembre
4. MEDIORIENTALI – 18 novembre
5. ORIENTALI – 25 novembre
6. INDIOASIATICHE – 2 dicembre
7. AUSTRALI – 9 dicembre
8. LATINO AMERICANE – 16 dicembre
9. AMERINDE – 30 dicembre
10. NORDICHE – 5 gennaio
11. SACRO – 13 gennaio
12. IGNOTO – 20 gennaio

La biografia di Sergio Toppi.
Nato l’11 ottobre del 1932, frequenta il liceo classico e la facoltà di Medicina, dopodiché lavora come illustratore per la casa editrice Mondadori e come animatore per lo Studio Pagot. Debutta nel mondo del fumetto nel 1960, sulle pagine del Corriere dei Piccoli, disegnando il racconto storico Pietro Micca su testi di Mino Milani e alcuni episodi della serie Il mago Zurlì scritta da Carlo Triberti. Per la stessa testata disegna anche molte vignette umoristiche e illustrazioni, inclusi figurine e soldatini da ritagliare oggi molto ricercati dai collezionisti.
Nel 1972, quando la testa cambia in Corriere dei ragazzi, Toppi resta una delle sue matite, disegnando, tra l’altro, le serie Dal nostro inviato nel tempo e I Grandi del Giallo.
Dal 1974 collabora col Messaggero dei ragazzi, illustrando sia fumetti su testi altrui sia propri, e avvia un gran numero di collaborazioni con svariati editori, inclusa Cepim per cui realizza copertine della Collana America. Del 1975 sono le illustrazioni di samurai per un volume scritto dall’architetto Ettore Sottsass Jr. per Quadragono Libri, nonché copertine e fumetti brevi per la rivista Sgt. Kirk. Nello stesso anno viene chiamato da Sergio Bonelli a completare “Herman Lehmann, l'indiano bianco”, decimo episodio della collana I Protagonisti, rimasto incompiuto per la morte di Rino Albertarelli. Ed è sempre per Bonelli che Toppi disegna tre volumi della collana Un uomo un’avventura. Su testi di Decio Canzio illustra infatti le storie “L’uomo del Nilo” e “L’uomo del Messico”, mentre in completa autonomia realizza “L’uomo delle paludi”, ambientata a metà Ottocento e avete quali protagonisti gli indiani Seminole.
Nel 1976 comincia a lavorare anche con le Edizioni Paoline, sulla testata Il Giornalino, dando il via a una fruttosa collaborazione che dura ancora oggi e che lo porta a firmare uno stuolo di fumetti di ogni genere. Nel 1977, per Cepim, disegna il breve “La storia di Helena Valero” incentrato su una donna bianca rapita dagli indio Yanoama e pubblicato all’interno di un volume della collana America. Sempre in quell’anno avvia una collaborazione con le riviste della Milano Libri Linus e Alter. Per quest’ultima realizza numerosi racconti dalle atmosfere fantastiche e il suo primo personaggio seriale, Sharaz-de, ispirata alla Sherazade di Le mille e una notte.
Dal 1981 Toppi inizia a lavorare anche per la Francia realizzando alcuni episodi della L'Histoire de France en bandes dessinèés (“Storia di Francia a fumetti”) edita dalla Larousse ed episodi de La découverte du monde en bandes dessinèés (“La scoperta del mondo a fumetti”).
In Italia, nel 1982, pubblica anche sulla rivista L'Eternauta, per cui crea il suo secondo personaggio seriale, Il Collezionista, un uomo che si dedica alla ricerca di oggetti particolarissimi che rintraccia attraverso le sue ricerche nei luoghi più disparati.
L'anno successivo disegna sette capitoli del volume Americani - Storia dei popoli a fumetti, di Enzo Biagi.
Nel 1984 per la rivista Comic Art realizza numerose illustrazioni e copertine e alcuni racconti di ambientazione storica, oltre a nuovi episodi di Il Collezionista. Il personaggio viene poi pubblicato in tre volumi da L’Isola trovata nella collana I protagonisti, segnando una nuova tacca nella collaborazione a intermittenza tra Toppi e l’editore Bonelli.
Dal 1984 Toppi disegna anche per la neonata rivista contenitore Corto Maltese della Rizzoli, firmando alcune copertine, illustrazioni a commento di brani letterari, brevi fumetti.
Dal 1987 realizza illustrazioni a colori per mazzi di tarocchi d'arte della casa editrice Lo Scarabeo, per cui disegna anche quattro illustrazioni a colori di altrettanti eroi bonelliani, Martin Mystère, Tex, Dylan Dog e Nathan Never, inserite in rispettivi portfolio.
Nel 1994 collabora con il Centro Etnografico Ferrarese e grazie ad alcune iniziative di promozione del territorio, legate al personaggio di Martin Mystère, nascono i volumi “Martin Mystère presenta i Misteri di Bondeno - ovvero Etrnografia e narrativa: raccontare con il fumetto” (Edizioni Interbooks) e “Martin Mystère presenta il Carnevale a fumetti” (Edizioni Il Megalito di Tosi), contenenti alcune sue illustrazioni e una breve storia di quattro pagine.
Nel 1997 si rinsalda la collaborazione con la Sergio Bonelli Editore, per cui disegna il n. 114 di Nick Raider, “Senza Respiro”, scritto da Gino D'Antonio. Nel 1999 entra a far parte dello staff di Julia, la psicologa creata da Giancarlo Berardi, di cui nel 2001 disegna anche l’episodio “Tracce di sangue”, su testi di D'Antonio, pubblicato ne L'Almanacco del giallo 2001.
In tempi recenti firma alcune copertine per la casa editrice statunitense Marvel, specializzata in supereroi, e intensifica le sue collaborazioni con Il Giornalino, testata che non ha mai abbandonato, disegnando nel 2001, su sceneggiatura di Toni Pagot, Karol Wojtyla, storia a fumetti del papa polacco. Nel 2006, su testi di Roberto Genovesi, è la volta di Gengis Khan. Nel 2008, grazie a un adattamento di Claudio Nizzi, porta sulla carta e immortali avventure del Sandokan salgariano. Il suo tratto suggestivo e ricco di tratteggio continua a incantare, in tavole spesso libere da vincoli, dal sapore classico e moderno al medesimo tempo.